2 Giugno, scontro sulla parata: ira Meloni sulla Salis, “parole vergognose e indegne”

L’eurodeputata di Avs chiede di abolire la sfilata militare e restituire alla Festa della Repubblica un carattere civile. La premier replica: “Disprezzare tutto questo significa non capire la nostra storia”

di Redazione

(EN24) – La Festa della Repubblica si chiude con una polemica politica sulla parata del 2 giugno. A innescare lo scontro è stata Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, che sui social ha proposto di abolire la tradizionale sfilata militare ai Fori Imperiali e di restituire alla ricorrenza un profilo più civile, popolare e democratico.

La presa di posizione è arrivata nel giorno degli 80 anni della Repubblica, mentre a Roma si svolgevano le celebrazioni ufficiali alla presenza del presidente Sergio Mattarella, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei presidenti di Camera e Senato, del governo e delle più alte cariche dello Stato. Un contesto simbolico che ha reso ancora più dura la reazione della maggioranza.

Meloni è intervenuta direttamente sui social, senza citare esplicitamente Salis ma riferendosi con chiarezza alle sue parole. La premier ha definito quelle dichiarazioni “vergognose” e “indegne” nei confronti delle donne e degli uomini in divisa che ogni giorno servono il Paese con disciplina, onore e spirito di sacrificio.

Per la presidente del Consiglio, la parata del 2 giugno non è soltanto una cerimonia militare né una semplice ricorrenza istituzionale. È, piuttosto, un momento in cui l’Italia riconosce il valore dello Stato, l’identità nazionale e il servizio di chi rappresenta e difende la Repubblica. Da qui l’accusa rivolta a chi, da incarichi istituzionali, mette in discussione il senso della sfilata.

La posizione di Salis nasce da una lettura opposta. Secondo l’eurodeputata, in una fase storica segnata da riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine, il 2 giugno dovrebbe essere liberato dalla centralità della dimensione militare. La Festa della Repubblica, nella sua impostazione, dovrebbe tornare a essere soprattutto una celebrazione della cittadinanza, della democrazia e della partecipazione popolare.

Lo scontro ha immediatamente allargato il campo. Fratelli d’Italia ha difeso la parata e attaccato duramente l’eurodeputata di Avs. Il responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, ha parlato di “allergia alle divise” e ha ringraziato donne e uomini che hanno sfilato ai Fori Imperiali, sostenendo che la Repubblica esiste e continuerà a esistere anche grazie a chi la difende ogni giorno.

Nella polemica sono entrate anche le assenze alla cerimonia. Donzelli ha chiamato in causa alcuni leader dell’opposizione non presenti ai Fori Imperiali, chiedendosi se si trattasse di impegni personali o di una condivisione della posizione espressa da Salis. Il riferimento ha trasformato la discussione sulla parata in un nuovo terreno di contrapposizione tra maggioranza e opposizioni.

Il caso politico arriva al termine di una giornata che, nelle intenzioni istituzionali, era stata costruita intorno al tema dell’unità nazionale. L’80° anniversario del referendum del 1946 ha ricordato il passaggio decisivo dalla monarchia alla Repubblica e l’ingresso delle donne nella partecipazione politica nazionale. Proprio per questo, la disputa sulla parata tocca un punto sensibile: il modo in cui l’Italia sceglie di rappresentare se stessa.

Da una parte c’è chi vede nella sfilata militare un omaggio alle Forze armate, alle forze dell’ordine, ai corpi civili dello Stato e a tutti coloro che servono la Repubblica. Dall’altra, chi ritiene che una festa nata dal voto popolare e dalla fine della monarchia dovrebbe accentuare di più il profilo civile, sociale e democratico, riducendo il peso dei simboli militari.

La questione non è nuova. Ogni anno, in occasione del 2 giugno, riaffiora il confronto tra chi difende la parata come rito repubblicano e chi la considera un’immagine non più adeguata a una festa della democrazia. Nel 2026, però, il dibattito assume un’intensità particolare per il contesto internazionale: guerre in corso, aumento delle spese per la difesa, tensioni geopolitiche e discussione europea sul riarmo.

La reazione di Meloni conferma la volontà della destra di fare della parata un simbolo non negoziabile dell’identità repubblicana e del rispetto verso chi indossa una divisa. La posizione di Salis, invece, intercetta una sensibilità pacifista e antimilitarista che vede nel 2 giugno l’occasione per ripensare il linguaggio pubblico delle celebrazioni nazionali.

Al di là dello scontro immediato, la polemica mostra che la Festa della Repubblica resta un rito vivo, capace di unire ma anche di dividere. Ottant’anni dopo il referendum che fondò l’Italia repubblicana, il confronto non riguarda soltanto una sfilata: riguarda il significato stesso dei simboli nazionali, il rapporto tra pace e difesa, e il modo in cui una democrazia racconta la propria storia.

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