Amendolara, braccianti chiusi nel van e dati alle fiamme: due fermi per la strage sulla Statale 106

Le immagini della videosorveglianza e il racconto di un superstite hanno indirizzato le indagini. Le vittime erano lavoratori migranti impiegati nei campi della Sibaritide

di Redazione

(EN24) – Quattro braccianti migranti sono morti carbonizzati all’interno di un minivan fermo in un distributore di carburante lungo la Statale 106, ad Amendolara, nel Cosentino. Una scena inizialmente apparsa come un rogo misterioso si è trasformata, nel giro di poche ore, in un’indagine per omicidio plurimo. Due cittadini stranieri sono stati sottoposti a fermo dalla Procura di Castrovillari, dopo un lungo interrogatorio nella Questura di Cosenza.

La svolta è arrivata dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza della stazione di servizio e dalla testimonianza di un uomo sopravvissuto alle fiamme. Secondo la ricostruzione investigativa, i braccianti sarebbero stati chiusi nel veicolo e dati alle fiamme. Nei filmati, secondo quanto riportato dalle fonti investigative, si vedrebbero persone muoversi attorno al mezzo prima della fiammata e poi allontanarsi rapidamente.

A scoprire i corpi sono stati i vigili del fuoco, intervenuti dopo la segnalazione di un’auto in fiamme nell’area del distributore. Solo al termine delle operazioni di spegnimento è emersa la presenza dei cadaveri all’interno del veicolo. Sul posto sono arrivati gli agenti della polizia stradale, la Squadra mobile di Cosenza, i carabinieri e gli specialisti della polizia scientifica.

Le vittime erano lavoratori migranti impiegati nei campi della Sibaritide. Le prime informazioni li indicavano come braccianti di origine pakistana; successive ricostruzioni hanno parlato di tre cittadini afghani e uno pakistano. L’identificazione definitiva e gli accertamenti medico-legali saranno decisivi per chiarire ogni dettaglio sulle generalità e sulle cause della morte.

Il racconto del superstite, ricoverato con ustioni, ha dato agli investigatori un contributo fondamentale. L’uomo sarebbe riuscito a salvarsi rompendo un finestrino e uscendo dal mezzo mentre le fiamme avvolgevano l’abitacolo. Le sue dichiarazioni, unite ai video del distributore, avrebbero permesso di ricostruire la dinamica e di concentrare l’attenzione sui due fermati.

Gli inquirenti lavorano sull’ipotesi di un delitto maturato in un contesto di sfruttamento e tensioni tra lavoratori migranti. Tra le piste al vaglio ci sono contrasti economici, richieste di denaro e condizioni di lavoro segnate da ricatti e dipendenza. Non si tratta, allo stato, di una verità giudiziaria definitiva, ma di uno scenario investigativo che dovrà essere verificato nelle prossime fasi dell’inchiesta.

La Procura di Castrovillari procede per omicidio plurimo aggravato. Il fermo dei due sospettati dovrà ora passare al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli accertamenti tecnici sui filmati, sul veicolo e sull’area del distributore. Gli investigatori stanno ricostruendo anche i movimenti del minivan prima dell’incendio e i rapporti tra vittime, superstite e persone fermate.

La strage ha scosso profondamente la Calabria e riaperto il tema della condizione dei braccianti stranieri nelle campagne del Sud. La Sibaritide è una delle aree agricole più importanti della regione, ma anche un territorio dove il lavoro stagionale espone molti migranti a fragilità, marginalità e possibili forme di sfruttamento.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha espresso dolore e sconcerto per quanto accaduto, chiedendo piena verità. Parole dure sono arrivate anche dal mondo ecclesiale e sociale, che ha collegato la tragedia alla necessità di combattere caporalato, lavoro nero e indifferenza verso le vite dei migranti.

Il rogo di Amendolara non è soltanto un fatto di cronaca nera. È una ferita aperta nel cuore di un territorio dove economia agricola, migrazione e marginalità si intrecciano ogni giorno. Quattro uomini sono morti in modo atroce mentre cercavano lavoro e sopravvivenza. Ora la giustizia dovrà accertare responsabilità, movente e rete di rapporti dietro una strage che ha trasformato una stazione di servizio sulla Statale 106 nel luogo di un orrore difficile da dimenticare.

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