Carceri, sovraffollamento in 14 Paesi Ue: allarme Eurostat 

Nell’Unione europea i detenuti sono saliti a 508.746, il 2% in più in un anno. Cipro registra il tasso di occupazione più alto, mentre Estonia e Finlandia mostrano i dati più bassi.

di Redazione

Il sovraffollamento carcerario resta una questione aperta per l’Unione europea. Secondo i dati Eurostat aggiornati il 7 maggio 2026 e riferiti al 2024, nell’Unione europea i detenuti erano 508.746., con un aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Il dato conferma una crescita di quasi il 10% rispetto al minimo registrato nel 2020, durante la fase pandemica.

La tendenza segna un cambio di passo rispetto al calo osservato tra il 2012 e il periodo del Covid. Il tasso medio di detenzione nell’Unione è ora pari a 113 detenuti ogni 100mila abitanti, ma le differenze tra Stati membri restano molto marcate.

I livelli più alti di popolazione detenuta in rapporto agli abitanti si registrano in Ungheria, con 193 detenuti ogni 100mila abitanti, e in Polonia, con 191. All’estremo opposto si colloca la Finlandia, che registra il tasso più basso, pari a 57 detenuti ogni 100mila abitanti.

Il dato più critico riguarda però l’occupazione degli istituti penitenziari. Eurostat segnala che 14 Stati membri risultano colpiti dal sovraffollamento carcerario. La situazione più grave è quella di Cipro, dove il tasso di occupazione raggiunge il 227,6%, oltre il doppio della capienza disponibile. Seguono Slovenia e Francia, entrambe al 129,3%.

In controtendenza si trova invece l’Estonia, che presenta il tasso di occupazione più basso, pari al 49,9%. Il confronto tra i diversi Paesi mostra quindi un quadro europeo molto disomogeneo: alcuni sistemi penitenziari restano sotto pressione, mentre altri dispongono ancora di ampi margini rispetto alla capienza ufficiale.

I numeri del 2024 riaprono il dibattito sulle condizioni detentive, sulla capacità degli istituti e sulle politiche penali adottate dai singoli Stati. Il sovraffollamento non è solo un problema logistico, ma riguarda la tutela dei diritti fondamentali, la sicurezza interna alle carceri e la possibilità di garantire percorsi reali di reinserimento sociale.

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