La diocesi di Castellaneta si è riunita a Massafra attorno al Vescovo Sabino Iannuzzi per il decimo anniversario della nascita al Cielo della Serva di Dio. «Ogni autentico testimone cristiano non trattiene lo sguardo su di sé, ma lo conduce verso Cristo».
di Salvatore Stano
MASSAFRA (EN24) – Una memoria che si fa ascolto della Parola e una celebrazione che conduce a Cristo. È questo il filo rosso della solenne Eucaristia presieduta da S.E.R. mons. Sabino Iannuzzi, OFM, nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Massafra, in occasione del decimo anniversario della nascita al Cielo della Serva di Dio Carmen Hernández Barrera, co-iniziatrice, insieme a Kiko Argüello, del Cammino Neocatecumenale. Attorno al Vescovo si sono raccolte le comunità del Cammino Neocatecumenale dell’intera diocesi di Castellaneta, in una liturgia che ha assunto il volto della gratitudine al Signore per la testimonianza di una donna che ha speso la propria vita nell’annuncio del Vangelo.

Carmen Hernández Barrera e Kiko Argüello
Ad accogliere il Presule è stato il parroco, don Antonio Schena. Prima dell’inizio della celebrazione, il responsabile diocesano del Cammino Neocatecumenale, Fernando Sportelli, ha presentato al Vescovo le comunità presenti e il significato ecclesiale dell’incontro, ricordando la figura della Serva di Dio, che insieme a Kiko Argüello ha dato origine, negli anni del Concilio Vaticano II, a un itinerario di riscoperta del Battesimo oggi diffuso nei cinque continenti, e invitando l’assemblea a continuare a sostenere con la preghiera il cammino della sua causa di beatificazione.
Fin dall’inizio dell’omelia, mons. Iannuzzi ha voluto orientare lo sguardo dell’assemblea verso il cuore della celebrazione, indicando nella Parola di Dio la vera protagonista della serata.
«La liturgia possiede sempre una sapienza che precede e supera i nostri programmi. Questa sera siamo convenuti per fare memoria del decimo anniversario della nascita al Cielo della Serva di Dio Carmen Hernández, ma la Chiesa non ci invita anzitutto a parlare di lei: ci pone in ascolto della Parola di Dio. È una scelta molto significativa, perché ogni autentico testimone cristiano non trattiene lo sguardo su di sé, ma lo conduce verso Cristo. E credo che proprio Carmen, con la libertà e la franchezza che l’hanno caratterizzata, sarebbe stata la prima a sottrarsi a una celebrazione della propria persona, per ricondurci immediatamente all’unica cosa che davvero ha riempito la sua vita: l’amore per Gesù Cristo».
È stato il punto di partenza di una meditazione intensa, nella quale il Vescovo ha intrecciato le letture della domenica con numerosi brani tratti dai Diari di Carmen Hernández, mettendone in luce la profonda esperienza spirituale.
«Chi si accosta ai suoi Diari rimane sorpreso. Ci si potrebbe attendere il racconto delle catechesi, delle comunità, dei viaggi e delle tante iniziative di evangelizzazione che hanno segnato la sua esistenza. Ma, più in profondità, si incontra una donna il cui cuore sembra attraversato da un’unica invocazione, ripetuta quasi come un respiro: “Gesù mio, ti amo, ti amo. Vieni, vieni, aiutami”. Non è una formula devota, né una frase costruita per essere consegnata agli altri. È il grido intimo di una donna che ha compreso che la fede non consiste anzitutto nel possedere delle risposte, ma nel vivere mendicando una Presenza; non nell’essere forti, ma nel sapere a chi rivolgersi quando viene meno ogni forza; non nel non conoscere la notte, ma nel continuare a chiamare Cristo anche quando sembra che Egli non risponda».
Commentando il Libro della Sapienza, il Presule ha poi delineato il volto di Dio che emerge dalla Scrittura, collegandolo direttamente all’esperienza della Serva di Dio.
«La Scrittura ci presenta un Dio che è padrone della forza e, proprio perché è veramente forte, giudica con mitezza; un Dio che non ha bisogno di imporsi, che non schiaccia chi ha sbagliato, che dopo il peccato concede il tempo del pentimento. Noi associamo facilmente la forza alla rapidità con cui si interviene, alla severità con cui si corregge, alla capacità di eliminare ciò che non va. Dio, invece, manifesta la propria onnipotenza nella pazienza. Egli non è debole perché attende: attende perché ama».
Uno dei momenti più intensi dell’omelia è stato il commento alla parabola del grano e della zizzania, che mons. Iannuzzi ha presentato come una chiave di lettura della vita cristiana e della stessa vicenda interiore di Carmen.
«Anche noi vorremmo un campo limpido, ordinato; vorremmo una Chiesa senza fragilità, una comunità senza conflitti, una famiglia senza ferite, una vita interiore senza contraddizioni. E, quando scopriamo che il bene e il male convivono, siamo tentati di strappare, di giudicare e di separare in fretta. Il padrone, invece, dice: “Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”. Non è indifferenza verso il male: è sapienza. Dio sa che, nel tentativo di eliminare subito la zizzania, potremmo ferire anche il buon grano. Noi ci fermiamo al disordine del campo; Lui contempla già il raccolto. Noi giudichiamo l’oggi; Lui accompagna una storia. Noi vorremmo pronunciare una sentenza; Lui continua a offrire tempo».

Richiamando ancora le pagine dei Diari, il Vescovo ha mostrato come proprio questa parabola illumini il cammino spirituale di Carmen Hernández.
«Nei suoi scritti convivono la notte e la luce, la paura e il desiderio, la stanchezza e un amore appassionato per Cristo. Carmen avverte tutta la propria inadeguatezza, ma non per questo si ritira; porta la propria paura davanti a Cristo e si lascia condurre. Non nasconde la debolezza, ma nemmeno la trasforma in un alibi. La consegna allo Spirito Santo. Così comprende che il protagonista della catechesi non è chi parla, ma Colui che apre le labbra; che la fecondità dell’annuncio non dipende dalla sicurezza del catechista, ma dalla potenza della Parola; che Dio non attende di trovare strumenti perfetti, ma rende fecondi coloro che si affidano a Lui».
Di particolare intensità anche il riferimento alla storia del Cammino Neocatecumenale, letta alla luce delle parabole del granello di senape e del lievito.
«Il Regno non avanza anzitutto attraverso ciò che appare grande, ma attraverso ciò che si lascia abitare da Dio. La storia stessa del Cammino Neocatecumenale reca l’impronta di questa logica evangelica: un piccolo seme nato in mezzo ai poveri, nella precarietà delle baracche, senza un progetto di espansione costruito a tavolino, è diventato nel tempo un albero sotto i cui rami molte persone, famiglie e vocazioni hanno trovato riparo. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al dato esteriore. Il seme più profondo è stato anzitutto quello deposto nel cuore di una donna che ha continuato a cercare Cristo mentre attraversava una lunga notte interiore».

La Serva di Dio Carmen Hernández Barrera nell’incontro con i successori di Pietro
Avviandosi alla conclusione, mons. Iannuzzi ha invitato i presenti a non trasformare il ricordo della Serva di Dio in una semplice commemorazione, ma a lasciarsi interrogare dalla sua testimonianza.
«Fare memoria di Carmen questa sera non significa collocarla semplicemente nel passato, come una figura importante delle origini. Significa lasciarci raggiungere dalla domanda che attraversa i suoi scritti: “Chi è Cristo per noi?”. È davvero l’Amore della nostra giovinezza e della nostra speranza? È Colui al quale gridiamo nella notte? È il presente della nostra vita? La memoria di una testimone è autentica soltanto quando risveglia in noi la fame di ciò per cui ella ha vissuto».
Infine, il Vescovo ha consegnato all’assemblea tre semplici invocazioni tratte dai Diari, quasi un programma di vita spirituale: «Gesù mio, ti amo. Vieni, aiutami»; «Tu sei il presente»; «Vedo un popolo che cammina verso la Libertà». E ha concluso: «Il modo più vero di onorare Carmen non sarà ripetere semplicemente le sue parole, ma consentire che esse diventino preghiera sulle nostre labbra. In questo decimo anniversario rendiamo grazie al Signore per il seme gettato attraverso la sua vita, ma chiediamo soprattutto che quel seme non diventi un monumento da contemplare, bensì una vita da accogliere. Perché Lui è il presente. Lui è la Vita che visita la notte. Lui è il buon seme che nessun male potrà definitivamente soffocare».
La celebrazione si è conclusa in un clima di profondo raccoglimento e di intensa partecipazione, lasciando ai fedeli non soltanto il ricordo di una figura che ha segnato la vita della Chiesa contemporanea, ma soprattutto l’invito, consegnato dal Vescovo, a fare della memoria della Serva di Dio un cammino concreto di conversione e di rinnovato incontro con Cristo.

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