MondoPolitica esteraPrimo PianoViolenza

Ecuador, saccheggi, rivolte carcerarie e uomini armati che irrompono in diretta tv: il presidente dichiara lo stato di emergenza

Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha decretato lo stato di emergenza per l’intero Paese. «In Ecuador è in corso un conflitto armato interno», ha ammesso

di Chiara Severgnini

Evasioni di narcotrafficanti, rivolte carcerarie, rapimenti di agenti di polizia, esplosioni, uomini armati che irrompono in una diretta tv: per l’ennesima volta, l’Ecuador si trova a fare i conti con un’esplosione di violenza su vasta scala. Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha annunciato di aver decretato lo stato di emergenza per l’intero Paese. L’Ecuador da anni fa i conti con insicurezza e violenza diffusa, ma le notizie delle ultime ore fanno pensare a una crisi ben più grave.

Il primo segnale di allarme è stata l’evasione da un carcere di Guayaquil del leader della più grande banda di narcotrafficanti del Paese: si tratta di Adolfo Macias, considerato il nemico numero uno dalle autorità. Macías, detto «Fito», leader dei Los Choneros, stava scontando una pena di 34 anni dal 2011 per criminalità organizzata, traffico di droga e omicidio. José Serrano, ex ministro degli Interni, ha rivelato che Fito è evaso lo scorso 25 dicembre, durante una visita medica. Circa 3mila agenti sono, da allora, sulle sue tracce.

Ma negli ultimi giorni, la situazione è degenerata. In alcune città ci sono state delle esplosioni, ci sono state sollevazioni all’interno di almeno sei carceri e numerosi agenti di polizia sono stati rapiti mentre erano in servizio: tre nella città costiera di Machala, un quarto nella capitale Quito. Il caos si è riservato nelle strade con i militari per strada mentre si moltiplicano i saccheggi dei centri commerciali. Alcuni hanno filmato uomini armati mentre sparano a vetture della polizia e diverse macchine bruciate per strada. Si moltiplicano appelli a rimanere per casa, mentre c’è chi segnala di bande di criminali che stanno cercando di fare irruzione nelle università per catturare degli ostaggi. Difficile verificare le segnalazioni, anche perché le autorità hanno smentito alcune delle notizie circolate nelle ultime ore. Ma le immagini parlano chiaro: il caos, nel Paese, avanza.

Nel pomeriggio, una scena eloquente e tragica ha fatto il giro del mondo: alcuni uomini armati hanno fatto irruzione in diretta tv nello studio di un canale pubblico nella città di Guayaquil, epicentro da mesi delle violenze. Gli uomini hanno preso in ostaggio diversi giornalisti e tecnici. Le immagini in presa diretta mostrano alcune fasi dell’assalto, con il rumore di spari, le grida di tecnici e giornalisti che implorano di non essere aggrediti mentre uomini incappucciati, armati di granate e fucili mitragliatori, li prendono in ostaggio minacciandoli di morte. «Per favore, sono venuti per ucciderci. Dio non permettere che ciò accada. I criminali sono in onda», ha detto all’AFP uno dei giornalisti in un messaggio su WhatsApp. Dopo mezz’ora di panico, le luci dello studio si sono spente e s’è solo potuto sentire l’arrivo delle forze speciali della Polizia. Secondo le ultime informazioni l’azione degli agenti è riuscita a liberare gli ostaggi e arrestare parte del gruppo degli aggressori. Ma le violenze, nel Paese, continuano.

Dopo gli sviluppi delle ultime ore, il Presidente Noboa ha emanato un decreto presidenziale in cui riconosce «l’esistenza di un conflitto armato interno» e ordina «la mobilitazione e l’intervento delle forze armate e della polizia nazionale per garantire la sovranità e l’integrità nazionale contro la criminalità organizzata, le organizzazioni terroristiche e i belligeranti non statali». Noboa ha dichiarato che è in corso un «conflitto armato interno» e ha ordinato la «neutralizzazione» dei gruppi criminali coinvolti nel narcotraffico. Nel Paese è stato imposto il coprifuoco notturno tra le 23 e le 5 del mattino ora locale.

Noboa, figlio di uno degli uomini più ricchi del Paese ed ex deputato, è in carica da novembre: si è impegnato a combattere la criminalità e a favorire la ripresa economica del Paese, da tempo attanagliato dalla crisi. A causa della posizione strategica tra Colombia e Perù, i due principali produttori di cocaina al mondo, l’Ecuador è flagellato dalla piaga del narcotraffico e assediato da potentissimi cartelli criminali che le autorità non sono, finora, riuscite a debellare.

 

fonte:

Lascia un commento