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Francesco: l’individualismo, un virus. Mama Antula ci insegna ad aver cura degli ultimi

A due giorni dalla canonizzazione di María Antonia de San José de Paz y Figueroa, il Papa riceve un gruppo di pellegrini dall’Argentina e ricorda i tratti della futura santa che, vissuta nell’Ottocento, ha diffuso a Buenos Aires la pratica degli esercizi spirituali ignaziani senza arrendersi di fronte alle difficoltà presentatesi nel periodo in cui la Compagnia di Gesù era stata soppressa

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

È motivo di gioia per Francesco l’incontro con i pellegrini venuti dall’Argentina per la canonizzazione, domenica mattina in piazza San Pietro, di María Antonia de San José de Paz y Figueroa, nota come Mama Antula. Felice di poter accogliere nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, parla in spagnolo ed evidenzia i tratti che hanno contraddistinto la beata argentina, alla quale, nell’Ottocento, si deve la diffusione, a Buenos Aires, della pratica degli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola e la fondazione della congregazione delle Figlie del Divin Salvatore.

L’attenzione verso gli scartati

Una donna attenta agli ultimi, Mama Antula, evidenzia il Papa, e, per il mondo contemporaneo, “un’ispirazione che ravviva l’opzione” per coloro che “la società scarta e getta via”.

La carità di Mama Antula, soprattutto nel servizio ai più bisognosi, oggi si impone con grande forza, in mezzo a una società che corre il rischio di dimenticare che “l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Un virus che inganna. Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni”.

La fiducia e l’abbandono in Dio

Francesco ricorda che “il cammino della santità implica fiducia, abbandono”, ed è quello che ha intrapreso María Antonia, sperimentando “ciò che Dio vuole da ognuno di noi”, ossia che è possibile scoprire la sua chiamata, ciascuno nel proprio stato di vita, “poiché qualunque esso sia, si sintetizzerà sempre nel realizzare ‘tutto per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime’. È ciò che insegna “la spiritualità ignaziana”, di cui Mama Antula si è nutrita e che è stata sempre il motore “in ogni sua opera”. Quando infatti in Argentina fu soppressa la Compagnia di Gesù, Maria Antonia si preoccupò da sola di impartire gli esercizi spirituali, “cercando così di aiutare tutti a scoprire la bellezza della sequela di Cristo”. Trovò tante avversità e le fu anche proibito di organizzarli, ma lei decise di tenerli clandestinamente.

Questa dimensione della clandestinità non possiamo dimenticarla, è molto importante. In tal senso, un altro messaggio che ci dà la beata nel nostro mondo di oggi è di non arrenderci di fronte alle avversità, di non desistere dai nostri buoni propositi di portare il Vangelo a tutti, nonostante le sfide che questo può rappresentare.

Radicati in Dio in ogni ambiente di vita

Accade che pure la propria famiglia o il luogo di lavoro “possono essere quell’ambiente arido dove oggi si deve conservare la fede e cercare di irradiarla”, osserva il Papa, ma restando “saldamente radicati nel Signore”, si deve guardare tutto ciò come un’occasione per poter sfidare il proprio ambiente “per portare la gioia del Vangelo”. Infine Francesco sottolinea il grande fervore di Mama Antula per l’Eucaristia, che “deve essere il centro di tutta la nostra vita cristiana, dalla quale scaturisce la forza per realizzare il nostro apostolato” e invita i pellegrini argentini ad essere testimoni dell’esempio della loro connazionale.

 

fonte: Vatican News

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