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Gaza, l’appello dell’Onu: “È l’inferno, non riusciamo a consegnare gli aiuti”

Le agenzie invocano la tutela dei civili, l’Oms: “Convoglio bloccato dai militari”

di Redazione

ROMA – La Striscia di Gaza registra 18.412 morti, secondo i dati odierni del ministero della Salute e i feriti sono 50mila. Mentre la possibilità di un cessate il fuoco è stata bloccata al Consiglio di sicurezza per il veto posto dagli Stati Uniti, dalle agenzie delle Nazioni Unite continuano a moltiplicarsi gli appelli a proteggere la popolazione e il lavoro degli operatori umanitari: “A Gaza è l’inferno in terra” ha scritto in un post su X il direttore dell’Agenzia per i rifugiati palestinesi in Medio oriente (Unrwa), Philippe Lazzarini, dopo aver visitato la Striscia. “Questa tragedia- continua- peggiora sempre di più. Le persone sono ovunque, vivono per strada, prive di tutto. Chiedono di essere portate in salvo e di porre fine a questo inferno in terra. Chiediamo l’impossibile ai nostri colleghi, in questa situazione impossibile”. Il Programma Alimentare Mondiale (Wfp) avverte che metà della popolazione rischia la carestia, mentre l’Ufficio umanitario delle Nazioni Unite (Ocha), riferisce che sta fornendo aiuti solo a Rafah, e in modo “molto limitato”, e di non essere in grado di rifornire il resto dell’exclave, che resta così “abbandonato a se stesso”.

Richard Peeperkorn, rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità (Who) per Gaza e Cisgiordania, ha fatto sapere di aver ricevuto una richiesta dal ministero della Sanità di Gaza di trasferire pazienti e personale dall’ospedale Kamal Adouane, nel nord della Striscia, che secondo i media internazionali è stato preso d’assalto dall’esercito israeliano. Ancora l’Oms denuncia di aver subito sabato scorso “controlli e maltrattamenti” da parte dei soldati dell’esercito israeliano a danno dei propri funzionari e dei pazienti che stavano trasferendo, uno dei quali ha perso la vita. In un dettagliato post su X (ex Twitter), l’Oms riferisce che l’incidente è avvenuto sabato 9 dicembre, quando un team di 14 funzionari ha portato forniture per 1.500 pazienti dell’ospedale Al-Ahli di Gaza City, a nord, in collaborazione con l’Ufficio per il coordinamento degli aiuti umanitari (Ocha), l’Agenzia Onu per la sicurezza (Undss) e la Mezzaluna rossa palestinese (Prcs). Durante il viaggio di andata, i convogli sono stati fermati a un checkpoint: “Due membri del personale della Mezzaluna rossa sono stati trattenuti per oltre un’ora dai soldati israeliani, ritardando ulteriormente la missione. Lo staff dell’Oms ha visto che uno è stato fatto mettere in ginocchio sotto la minaccia di una pistola e poi portato fuori dal campo visivo, dove sarebbe stato minacciato, picchiato, spogliato e perquisito”. Poi, una volta arrivati a Gaza City, l’Oms riferisce che “il camion degli aiuti che trasportava forniture mediche e una delle ambulanze sono stati colpiti da proiettili”.

L’Oms continua spiegando che al ritorno verso sud, per portare “19 pazienti critici all’ospedale Nasser Medical Complex”, il convoglio è stato nuovamente fermato dai militari: “il personale della Mezzaluna rossa e la maggior parte dei pazienti hanno dovuto lasciare le ambulanze per i controlli di sicurezza. I pazienti critici rimasti nelle ambulanze sono stati perquisiti da soldati armati”. Uno dei membri della Mezzaluna rossa “temporaneamente detenuto in precedenza è stato portato per un interrogatorio una seconda volta”. Lo staff riferisce di aver atteso oltre due ore e mezza, cercando di “coordinarne il rilascio”, ma poi “per il benessere dei pazienti” è stata presa la “difficile decisione di proseguire”. Ciononostante, la Mezzaluna rossa fa sapere che uno dei pazienti critici “non ce l’ha fatta” ed è morto prima di arrivare in ospedale.

 

fonte: Agenzia DiRE (www.dire.it)

 

 

 

 

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