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Manila: terzo giornalista ucciso dall’inizio della presidenza Marcos

L’omicidio di Cresenciano Aldovino Bunduquin compituto da due individidui non ancora identificati. Nonostante un rapporto di “Reporter senza frontiere” indichi un miglioramento della situazione, le Filippine restano uno dei Paesi più repressivi nei confronti della libertà di stampa. Colpiti soprattutto i giornalisti radiofonici.

di Stefano Vecchia

Manila (AsiaNews) – Cresenciano Aldovino Bunduquin, ucciso da due sicari prima dell’alba, è il terzo giornalista a perdere la vita dall’inizio della presidenza di Ferdinand Marcos Jr., iniziata il 30 giugno 2022. Da quella data al 30 aprile di quest’anno sono state registrate una sessantina le azioni repressive contro gli operatori dei mass media, spesso indicati come agitatori o sostenitori del movimento insurrezionale comunista.

La morte di Bunduquin presenta molti elementi comuni con quella di altri operatori dell’informazione. L’agguato è avvenuto a Calapan City, sull’isola di Mindoro. Si ritiene che i responsabili siano due individui ancora non identificati che lo hanno raggiunto all’esterno di un negozio e freddato a colpi d’arma da fuoco senza preavviso. Il trasporto in ospedale è stato inutile. Uno dei killer è stato poi investito e ucciso dal figlio del giornalista, che ha inseguito in auto i due sicari in sella a una moto. Il secondo è finora sfuggito alla cattura.

La morte di Bunduquin, 50 anni, noto giornalista radiofonico che lavorava per Dwxr Kalahi Radio, è avvenuta a sette mesi da quella del collega Percy Lapid, assassinato a Las Piñas, municipalità di Metro Manila.

Le autorità, che stanno effettuando gli accertamenti, hanno chiesto l’aiuto di eventuali testimoni, ma al momento resta ignoto il motivo dell’atto criminale. Chi conosceva il giornalista, invece, ha diretto la propria attenzione verso coloro che potevano ritenersi danneggiati dal suo impegno.

La radio è uno strumento primario di informazione nell’arcipelago filippino e non a caso quelli radiofonici sono la maggioranza dei giornalisti uccisi (101 su 198) dalla fine della dittatura di Ferdinand Marcos Sr, padre dell’attuale capo di Stato.

Indipendentemente dai risultati delle indagini, le Filippine si confermano ancora una volta tra i Paesi dove è più rischioso fare il giornalista. Nonostante l’ultimo rapporto sulla libertà di stampa mondiale pubblicato da Reporter senza frontiere (Rsf) a inizio maggio sottolinei un miglioramento della situazione, il Paese resta 132mo su 180 e viene inserito nella categoria “difficile” per quanto riguarda la possibilità di garantire un’informazione libera dai condizionamenti e dalla paura.

“I media filippini restano estremamente attivi nonostante gli attacchi mirati del governo e la costante pressione a cui sono sottoposti dal 2016 (anno d’inizio della presidenza dell’ex presidente Rodrigo Duterte) giornalisti e mass media troppo critici verso l’autorità”, si legge nel rapporto. Rsf ha inoltre segnalato che l’elezione di Ferdinand “Bongbong” Marcos  è stata considerata “molto inquietante” dai giornalisti filippini a causa della reputazione del padre. Nel frattempo il Congresso di Manila ha allo studio nuovi provvedimenti per contrastare la diffusione di “fake news”.

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