Messina Denaro, sequestrato il tesoro della droga: arrestati il narcos Tamburello, l’ex moglie e il figlio

foto: La Stampa

L’inchiesta della Dda di Palermo e della Guardia di Finanza ricostruisce una rete internazionale da oltre 200 milioni di euro tra Spagna, Andorra, Lussemburgo, Libano e paradisi fiscali

di Redazione

(EN24) – Un impero economico da oltre 200 milioni di euro, costruito secondo gli investigatori con i proventi del narcotraffico e riconducibile all’area criminale di Matteo Messina Denaro. È il cuore dell’operazione internazionale coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato a tre arresti e al sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie in diversi Paesi.

In manette sono finiti Giacomo Tamburello, ritenuto dagli inquirenti un narcotrafficante vicino al boss di Castelvetrano, l’ex moglie Maria Antonina Bruno e il figlio Luca Tamburello. Secondo l’accusa, i tre avrebbero gestito e schermato una parte consistente del patrimonio illecito accumulato negli anni attraverso il traffico di droga, reinvestendolo in immobili, società, conti correnti e strumenti finanziari all’estero.

Tamburello, originario di Campobello di Mazara, lo stesso centro del Trapanese dove Messina Denaro trascorse l’ultima parte della latitanza, viene descritto dagli investigatori come una figura centrale nei traffici di stupefacenti dagli anni Ottanta. Formalmente commerciante di abbigliamento, avrebbe poi consolidato rapporti criminali internazionali, entrando e uscendo più volte dalle carceri italiane e spagnole.

Il patrimonio ricostruito dagli inquirenti sarebbe stato occultato attraverso una rete finanziaria estesa: conti e disponibilità ad Andorra, Gibilterra, Lussemburgo, Svizzera, Libano e isole Cayman, oltre a investimenti immobiliari in Spagna, in particolare sulla Costa del Sol. Le indagini hanno portato anche all’individuazione di ville e resort di lusso, partecipazioni societarie, oro, gioielli e quote riconducibili a strutture bancarie estere.

A far scattare l’inchiesta sarebbe stata anche una segnalazione arrivata da Andorra, dove la presenza di ingenti somme sui conti riconducibili a Maria Antonina Bruno avrebbe insospettito gli operatori bancari. Da quel momento la Dda di Palermo ha avviato una ricostruzione patrimoniale complessa, incrociando documenti finanziari, movimenti societari e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.

Il ruolo del figlio Luca Tamburello, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato quello di affiancare progressivamente il padre nella gestione dei capitali. Le sue competenze in ambito economico e finanziario avrebbero consentito di muovere e proteggere parte delle ricchezze attraverso canali internazionali, rendendo più difficile l’individuazione della reale titolarità dei beni.

Gli investigatori ritengono che una quota dei guadagni derivanti dal narcotraffico fosse destinata a Matteo Messina Denaro e alla rete mafiosa trapanese. L’ipotesi è che il boss, anche durante la lunga latitanza, abbia continuato a esercitare un’influenza decisiva sugli affari criminali e sulla gestione delle risorse economiche del clan.

Il sequestro rappresenta uno dei colpi più rilevanti al patrimonio nascosto dell’ex capo di Cosa nostra, morto nel 2023 pochi mesi dopo l’arresto. Per gli inquirenti, aggredire i capitali mafiosi significa impedire alla criminalità organizzata di rigenerarsi, finanziare nuove reti di potere e condizionare l’economia legale.

L’operazione conferma ancora una volta come la forza della mafia non risieda soltanto nella violenza o nel controllo del territorio, ma nella capacità di trasformare denaro illecito in investimenti apparentemente regolari. È su questo terreno, quello della finanza internazionale e dei patrimoni schermati, che prosegue la caccia all’eredità economica di Matteo Messina Denaro.

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