Scuola

Scuola, caos conguagli. Il prof accusa: «La mia busta paga? Un euro»

È il caso del professor Antonello Troccola, docente di tecnologia in una scuola media di Bari, che nella busta paga di febbraio si è visto sottrarre 1300 euro. Per lui la difficoltà è quella di avere famiglia e un mutuo da pagare

di Enrico Filotico

Un euro in busta paga a causa dei conguagli. È la storia del professor Antonello Troccola, docente di tecnologia in una scuola media di Bari. Troccola, 55 anni e due figlie, come ogni anno ha atteso il mese di febbraio consapevole che ci sarebbero potuti essere dei conguagli. Non è la prima volta e, racconta, «a volte aumentano anche gli stipendi con i conguagli». Il problema, però, è che la cifra scalata dalla sua busta paga è stata così alta che in banca è arrivato un solo euro.
«Mi sono visto sottrarre 1.300 euro, una cifra che di fatto ha cancellato il mio stipendio. È una follia», racconta il docente. E continua: «Quando c’è un pignoramento non viene preso tutto lo stipendio. Solo un quinto. Ora noi docenti non capiamo come mai siamo stati vittime di questa aggressione. Solo nella mia scuola si contano una ventina di casi, salvo poi scoprire che ci sono stati casi di conguagli ad altri colleghi che sono arrivati ad incassare quasi tremila euro questo mese. Non escludo che abbiano sbagliato i conti».

Il «riequilibrio» del Mef

La motivazione va cercata nel sistema del Mef (ministero dell’Economia e delle Finanze), che annualmente effettua un riequilibrio automatico nello stipendio di febbraio per l’annuale conguaglio dovuto alla ricezione di compensi dell’anno precedente. Si tratta di somme che incidono su lavoratori con famiglia che, magari, non hanno avuto modo negli anni di mettere da parte grandi somme di denaro. Ora, per molti di loro, risulta impossibile immaginare di superare il mese senza aver percepito lo stipendio. Oltre il caso limite del docente, tanti i professori che hanno incassato riduzioni di 500 o 800 euro.

Il timore di nuovi prelievi

Troccola continua: «Noi per fortuna qualcosina da parte l’abbiamo, però non posso nascondere che il timore vero è che il mese prossimo mi tolgano altro. Sono rimasto con un solo euro, chissà se hanno finito o si sono fermati per indisponibilità». Il docente lamenta anche tempi e modi: «Quando arrivano le bollette, lo sai quasi un mese prima. Qui invece lo abbiamo scoperto vedendo il saldo, nessun preavviso e nessuna possibilità di rateizzare. Considerato che io sono in credito con il fisco, perché poi non hanno preso da lì questi soldi? Come si può pensare di trattare così il corpo docente?». Poi un passaggio sui colleghi: «Devo ringraziare anche chi si è proposto di aiutarmi, per fortuna non ce ne sarà bisogno. Sperando che il mese prossimo non ci sia una nuova sorpresa». Troccola però lancia la sfida: «Il 7 febbraio sarò al Mef per chiedere giustizia a nome mio e di tutti i colleghi, moltissimi, che hanno subito questo prelievo immorale». E poi conclude: «Queste cose non devono succedere, come facciamo a pretendere il rispetto da studenti e genitori se il datore di lavoro è il primo che ci maltratta».

 

fonte: Corriere del Mezzogiorno

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