Gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco controllano l’ufficio del professionista. Sulla scomparsa di Antonella e Sara resta aperto un fascicolo per duplice omicidio.
di Redazione
(EN24) – Svolta nelle indagini sul drammatico caso di Pietracatella. Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso, affiancati dagli specialisti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, hanno effettuato una perquisizione approfondita all’interno dello studio commercialista di Gianni Di Vita, posizionato proprio di fronte all’abitazione di famiglia.
Il professionista è il marito di Antonella Di Jelsi, 50 anni, e padre della quindicenne Sara, entrambe decedute il 26 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Allo stato attuale delle verifiche, l’uomo non risulta iscritto nel registro degli indagati.
La vicenda, inizialmente scambiata per un tragico caso di intossicazione alimentare dovuto alla cena di Santo Stefano a base di pesce, funghi e farine, ha preso una piega nettamente differente dopo gli esiti degli esami autoptici condotti al Policlinico di Bari. I rilievi medico-legali sul fegato e sul pancreas delle vittime hanno evidenziato alterazioni acute riconducibili all’assunzione di ricina, una potente tossina vegetale capace di inibire la sintesi proteica e causare la morte cellulare.
La Procura di Larino prosegue gli accertamenti con un fascicolo aperto per duplice omicidio contro ignoti. Nella tragica notte di dicembre fu ricoverato in condizioni stabili anche lo stesso Di Vita, trasferito all’ospedale Spallanzani di Roma, mentre l’altra figlia diciottenne della coppia, Alice, si era salvata per non aver preso parte al pasto familiare.

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