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Dottorato honoris causa a Kiko Argüello e al Rabbino David Rosen

L’Università Francisco de Vitoria di Madrid ha conferito il riconoscimento all’iniziatore del Cammino neocatecumenale e al Direttore Internazionale di Affari Religiosi dell’American Jewish Commitee, per il loro impegno nel dialogo fra ebrei e cristiani. Al termine sono stati eseguiti quattro movimenti della composizione “La sofferenza degli Innocenti” composta dallo stesso Kiko Argüello

Dottorato honoris causa a Kiko Arguello

Debora Donnini – Città del Vaticano

Sono le note della Sinfonia “La sofferenza degli innocenti” a far percepire il significato più profondo del Dottorato honoris causa per il grande contributo dato al dialogo ebraico-cattolico, conferito ieri al Rabbino David Rosen, Direttore Internazionale di Affari Religiosi dell’American Jewish Commitee, e a Kiko Argüello, iniziatore del Cammino neocatecumenale assieme a Carmen Hernández, morta 5 anni fa e per la quale, nel luglio scorso, è stato presentato all’arcivescovo di Madrid il “Supplex Libellus”, la richiesta di apertura della fase diocesana per la causa di beatificazione e canonizzazione.

La composizione, realizzata da Kiko nel 2010, è infatti dedicata al dramma vissuto dagli ebrei con la Shoah e al dolore “innocente” della Madre di Dio a cui una spada trafisse il cuore. È dunque in onore di tutte le madri ebree che nei campi di concentramento videro i loro figli uccisi barbaramente. E se le note colpiscono il cuore, le parole declinano il senso più profondo: condividere la sofferenza e la storia dell’altro fino a dare la propria vita, fa sperimentare l’amore e con esso, dunque, la presenza di Dio.

Un’amicizia a servizio del bene

Ad assegnare il dottorato, è stata l’Università Francisco de Vitoria di Madrid, un ateneo cattolico che conta più di 8mila studenti, dove ieri si è tenuta la suggestiva cerimonia alla presenza del cardinale arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro, e del cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito della stessa diocesi. Il riconoscimento accademico conferito mira a valorizzare l’incontro avvenuto tra due personalità, un ebreo e un cristiano, che hanno creduto in questo dialogo e hanno messo la loro amicizia al servizio del bene e della bellezza. Un dottorato che, afferma Kiko, meriterebbe anche se a titolo postumo Carmen Hernández, che con la sua esperienza è all’origine del grande amore che è nato nel Cammino verso Israele, con la riscoperta delle radici ebraiche della fede cristiana.

Carmen e la riscoperta delle radici ebraiche

Il conferimento del Dottorato honoris causa segna, dunque, una tappa di un percorso di amicizia che dura da decenni. Anni prima dell’incontro con Kiko e, quindi, dell’inizio del Cammino, precisamente a cavallo fra il 1963 e il 1964, Carmen fece un indimenticabile pellegrinaggio in Terra Santa. Ebbe tra l’altro l’opportunità di ascoltare a Nazareth Paolo VI durante il suo pellegrinaggio. Questo tempo vissuto sulle orme della vita di Gesù, fu molto importante per riscoprire le radici ebraiche del cristianesimo, comprendendo l’unione della storia della salvezza con la terra dove Dio si è manifestato. Centrale fu anche, per Carmen, la conoscenza del Concilio Vaticano II e in questo senso, in particolare la costituzione dogmatica Dei Verbum e la dichiarazione Nostra aetate. Tutta questa ricchezza venne dunque trasmessa concretamente nell’esperienza del Cammino con la celebrazione settimanale della Parola di Dio.

Dottorato honoris causa all’Università Francisco de Vitoria di Madrid a Kiko Arguello e al Rabbino David Rosen 25-10-2021

L’impegno del Rabbino Rosen nel dialogo

Grande apprezzamento per la sinfonia e per l’amicizia profonda che si è sviluppata con il Cammino neocatecumenale viene messa in risalto dal Rabbino Rosen che si riallaccia al percorso del Concilio Vaticano II, all’esperienza dei Papi, a partire da Giovanni XXIII che volle l’assise conciliare. Un percorso di riconciliazione e riavvicinamento di cui lui stesso ha fatto parte. In particolare ricorda di aver partecipato alla Commissione Bilaterale della Santa Sede e dello Stato di Israele per negoziare le questioni rilevanti che avrebbero portato alla firma dell’Accordo Fondamentale tra le due parti nel 1993, stabilendo tra loro piene relazioni diplomatiche. Quindi, vi fu lo storico pellegrinaggio di Giovanni Paolo II in Terra Santa, nell’anno giubilare del 2000. In accordo con l’incontro del Papa con i Rabbini capi, è stata istituita una Commissione bilaterale permanente per il dialogo tra il Gran Rabbinato di Israele e la Santa Sede per promuovere la comprensione e la cooperazione tra i due, della quale fu poi invitato a far parte lo stesso Rosen che, dunque, è fortemente impegnato nelle relazioni e nel dialogo fra ebrei e cattolici. Centrale nel suo discorso l’importanza della dichiarazione Nostra aetate. E anche, nel suo cinquantesimo, il documento della Pontificia Commissione per i Rapporti religiosi con l’ebraismo: “Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”. Un percorso di riconciliazione che ancora deve essere approfondito e assimilato pienamente, nota Rosen, sottolineando in questo senso il ruolo importante del Cammino neocatecumenale anche riguardo la formazione teologica nel seminario Redemptoris Mater in Galilea.

Dottorato honoris causa al Rabbino David Rosen
Dottorato honoris causa al Rabbino David Rosen

La realizzazione della sinfonia sulla sofferenza degli innocenti

In questa storia di amicizia vissuta concretamente, un momento decisivo fu appunto la sinfonia sulla sofferenza degli innocenti composta da Kiko, che nel 2011 venne presentata al Centro Internazionale Domus Galilaeae, sul Monte delle Beatitudini, in Israele, dinanzi ad un gruppo di vescovi americani e a numerosi rabbini. Suscitò profonda commozione e accoglienza tanto che Kiko sentì l’importanza di far conoscere anche in altre parti del mondo, attraverso la musica, questo rapporto di amore che Dio ci ha dato con il popolo ebraico. La stessa Domus Galiaeae era stata tra l’altro inaugurata nel 2000 da Giovanni Paolo II.

Nel 2012 questo omaggio sinfonico venne dunque presentato al Lincoln Center di New York davanti a 3000 ebrei, diversi cardinali e decine di rabbini. Ancora, nel 2013 le note intense di questa composizione si alzarono nel luogo che rappresenta l’orrore del secolo scorso: Auschwitz-Birkenau dove vennero brutalmente massacrati oltre un milione e centomila persone, uomini, donne e bambini ebrei, e anche zingari, oppositori politici, prigionieri di guerra e tanti altri. Da questo luogo dove finiscono le parole umane e solo il pianto e un nodo alla gola sono la reazione inarrestabile, si è alzato quel canto dello “Shemà”, intonato dall’orchestra e accompagnato da 6 cardinali, 50 Vescovi, 35 Rabbini e 15 mila persone, che ha toccato il cuore dei presenti. Nel 2016 la tappa è in Vaticano, in Aula Paolo VI, e poi ancora in diverse parti del mondo fino al Giappone. In un messaggio del 2018 in occasione del concerto presso la Filarmonica di Berlino, Papa Francesco aveva sottolineato che “radicata nella tradizione e ispirata alle lamentazioni bibliche questa sinfonia commemora le tante vittime della Shoah”. Si tratta di “un monito costante per tutti noi – aveva scritto – ad un impegno di riconciliazione, di reciproca comprensione e di amore nei confronti dei ‘fratelli maggiori’, gli ebrei, e al contempo ad una vita dedita a favore dei sofferenti, degli indigenti e di tutti coloro che dal profondo anelano alla salvezza”.

I due incontri alla Domus Galilaeae

Centrali in questa storia di fraternità, i due incontri alla Domus Galilaeae. “Dopo questa sinfonia – racconta ancora Kiko – gli stessi Rabbini ci hanno suggerito di continuare quell’esperienza di amicizia e di dialogo in un incontro di alcuni giorni presso la Domus Galilaeae, tramite una lettera di invito firmata da lui stesso, da Rabbi Rosen, da Rabbi Greenberg, e da alcuni cardinali. Si sono, dunque, tenuti due incontri di quattro giorni, uno nel 2015 e l’altro nel 2017, nei quali sono stati presenti vari cardinali e vescovi, più di cento rabbini, con le rispettive mogli, e molti responsabili del Cammino in varie parti del mondo. “Nella Domus – sottolinea Kiko – è accaduto un miracolo: l’amore! Sembrava impossibile: tanti Rabbini, tanti Cattolici, e all’improvviso è apparso tra noi l’amore”. Frutto di quest’ultimo incontro, fu che cento rabbini sottoscrissero una dichiarazione sul cristianesimo dal titolo “Fare la volontà del nostro Padre in cielo: verso un partenariato fra ebrei e cristiani” in cui si evidenziava che l’affermarsi del cristianesimo “non è un incidente né un errore bensì l’esito dovuto alla volontà divina e dono alle nazioni”.

Nel suo intervento Kiko si sofferma sul rapporto vivo con la Parola di Dio che interpella la storia di ogni uomo, ne illumina il cammino aiutando a vedere l’intervento di Dio nella propria vita, a partire proprio dalla figura di Abramo. In questo percorso è importante avvicinarsi anche all’ Antico Testamento. “Noi siamo profondamente uniti agli ebrei, sono i nostri padri nella fede e siamo molto grati a Dio per loro e al popolo di Israele”, dice Kiko sottolineando che c’è una “battaglia comune” contro il demonio, di fronte all’attacco alla famiglia che si vive nel mondo di oggi. Fondamentale, dunque, la trasmissione della fede ai figli e “stringere profondamente i nostri legami per fare la volontà di Dio”.

La luce nell’orrore

È il mistero della sofferenza degli innocenti al centro di questa musica che unisce. Di fronte a quella fila di donne e bambini nudi verso la camera a gas, Kiko nel suo discorso ricorda un fatto storico. Uno dei guardiani, un nazista, Kurt Gernstein, sentì dolore nel suo cuore e si domandò cosa potesse fare. Sentì allora una voce che gli diceva: “Spogliati e mettiti con loro in fila”. Nelle sue memorie sottolineò: “Non capisco perché la mia ragione mi dice di mettermi con loro nella camera a gas, sarei solo un morto in più!”. “Era un ateo, ma quello che ha sentito dentro è venuto veramente da Dio”. “Se in questo buio totale un uomo, per amore, liberamente, si spoglia, abbraccia un altro ed entra con lui nella morte, allora l’amore esiste”, rimarca Kiko. E “se esiste l’amore, esiste Dio” e “all’improvviso si illumina questo buio, nell’orrore delle camere a gas appare una luce: questo è ciò che hanno fatto, ad esempio, San Massimiliano Kolbe e Santa Edith Stein, e in pienezza ciò che ha fatto nostro Signore Gesù Cristo”, rimarca Kiko che con i suoi 82 anni dà il via con emozione al canto del coro che con l’orchestra realizza, a chiusura dell’incontro, quattro movimenti della Sinfonia. Tutti si alzano in piedi, commossi, a cantare rendendo così, ancora una volta, visibile quell’amore che risponde al desiderio più profondo del cuore dell’uomo.

 

fonte: Vatican News

 

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