Il ministro dell’Economia segnala rischi non solo sui carburanti, ma anche sulle catene di fornitura industriali. In arrivo un decreto per prorogare il taglio delle accise fino alla prima settimana di giugno.
di Redazione
(EN24) – Il protrarsi del conflitto in Iran può avere conseguenze pesanti sull’economia italiana. L’allarme arriva dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto in videocollegamento al Festival dell’Economia di Trento. Secondo il titolare del Mef, la portata degli effetti delle crisi geopolitiche dipende soprattutto dalla loro durata: se la guerra dovesse proseguire, le previsioni discusse anche nei consessi internazionali, come il G7 di Parigi, sarebbero “molto serie”.
Il problema, ha spiegato Giorgetti, non riguarda soltanto il prezzo della benzina. La tensione in Medio Oriente rischia infatti di colpire anche alcune catene di fornitura essenziali per l’industria, con possibili ricadute su produzione, costi e disponibilità di materie prime o componenti. Il messaggio del ministro è quindi duplice: da un lato contenere l’impatto immediato sui cittadini e sui trasporti, dall’altro prepararsi a uno scenario economico più difficile se la crisi non rientrerà rapidamente.
Sul fronte dei carburanti, il governo lavora a un nuovo decreto legge. La misura dovrebbe prorogare il taglio delle accise fino alla prima settimana di giugno e includere interventi per gli autotrasportatori e per il trasporto pubblico locale. Giorgetti ha lasciato intendere che il provvedimento potrà essere ulteriormente prorogato, a seconda dell’evoluzione del quadro internazionale e delle risorse disponibili.
La scelta si inserisce in una fase delicata per i conti pubblici. L’Italia ha già sostenuto costi rilevanti per calmierare il prezzo di benzina e diesel, mentre Bruxelles continua a richiamare i Paesi membri all’uso degli strumenti già disponibili, senza nuove deroghe generalizzate alle regole di bilancio. Proprio la difficoltà di finanziare gli interventi, in assenza di maggiore flessibilità europea, resta uno dei nodi principali per il governo.
Il dossier energetico resta dunque al centro dell’agenda economica. Se il conflitto in Iran dovesse allungarsi, l’Italia potrebbe trovarsi esposta su più fronti: rincari alla pompa, maggiori costi per imprese e famiglie, pressione sui trasporti e possibili strozzature nelle forniture industriali. Per questo il governo punta a misure tampone immediate, ma il vero margine di manovra dipenderà dalla durata della crisi e dalla risposta coordinata a livello europeo.

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