Meloni tra Niscemi e Coldiretti: “No all’Europa dei cavilli”

La premier annuncia nuovi fondi per la frana nel comune siciliano, poi a Brescia rilancia davanti agli agricoltori la linea contro burocrazia europea e regole considerate penalizzanti per le imprese.

(EN24) – Giornata in due tappe per Giorgia Meloni, prima a Niscemi e poi all’evento nazionale di Coldiretti a Brescia. La presidente del Consiglio ha scelto di legare due dossier diversi — emergenza territoriale e politica europea — dentro un unico messaggio politico: presenza dello Stato nei territori colpiti dalle crisi e difesa del sistema produttivo italiano dalle rigidità di Bruxelles. L’AGI sintetizza il passaggio politico parlando di una Meloni che, dopo Niscemi, riparte da Coldiretti con il suo “no” ai cavilli dell’Unione europea.

A Niscemi, la premier è intervenuta in Consiglio comunale tornando sulla frana che ha colpito il territorio e sulle misure già adottate dal governo. Meloni ha ricordato il decreto legge approvato il 27 febbraio, poi convertito dal Parlamento a fine aprile, spiegando che il provvedimento contiene norme specifiche per affrontare l’emergenza del comune siciliano. Nel suo intervento ha annunciato per il Consiglio dei ministri un nuovo stanziamento da 150 milioni di euro destinato alla messa in sicurezza e agli indennizzi.

La visita ha avuto anche un valore simbolico: Meloni è tornata nel centro nisseno dopo le promesse di intervento già formulate nei mesi scorsi, nel tentativo di rassicurare cittadini e amministratori locali sui tempi delle risposte. Il messaggio del governo è che la frana non deve trasformarsi in una vicenda lasciata irrisolta, ma in un banco di prova per la capacità dello Stato di intervenire rapidamente.

Nel pomeriggio, a Brescia, il registro è cambiato. Davanti alla platea di Coldiretti, Meloni ha puntato il discorso sull’Europa, contrapponendo l’idea dei padri fondatori a quella di un’Unione percepita come appesantita da burocrazia, regolamenti e standardizzazioni. La premier ha criticato un modello che, a suo giudizio, rischia di cancellare identità produttive e peculiarità nazionali, penalizzando proprio le imprese che l’Europa dice di voler rendere più competitive.

Il passaggio davanti agli agricoltori conferma una linea politica ormai consolidata: difesa del made in Italy, sostegno alle filiere nazionali e richiesta di un’Europa meno ideologica e più attenta alla realtà economica dei territori. Per Meloni, il settore agricolo diventa così il simbolo di una battaglia più ampia, che riguarda la sovranità produttiva, la sicurezza alimentare e il rapporto tra decisioni europee e vita concreta delle imprese.

Tra Niscemi e Coldiretti, la premier ha quindi costruito una narrazione in due tempi: da un lato l’impegno del governo sulle emergenze locali, dall’altro lo scontro politico con una burocrazia europea accusata di frenare chi produce. Una doppia cornice che consente a Palazzo Chigi di parlare insieme ai territori feriti e al mondo produttivo, rivendicando un ruolo diretto dello Stato e una maggiore libertà di manovra per l’Italia in Europa.

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