La bozza rivista è stata inviata a Teheran. Washington vuole garanzie più precise sul materiale nucleare iraniano e sulla libertà di navigazione nello Stretto
di Redazione
(EN24) – Donald Trump rallenta la corsa verso un accordo con l’Iran e chiede nuove modifiche alla bozza negoziata dai suoi inviati. Il presidente americano, pur dicendosi interessato a chiudere un’intesa, ha scelto di non dare ancora il via libera definitivo al memorandum in discussione con Teheran, imponendo un ulteriore irrigidimento del testo su due nodi centrali: il programma nucleare iraniano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Secondo le ricostruzioni della stampa americana, il testo corretto sarebbe stato trasmesso all’Iran attraverso i mediatori. La nuova versione, più restrittiva rispetto alla bozza precedente, punta a ottenere da Teheran impegni più chiari e verificabili sul destino del materiale nucleare già arricchito e sui tempi di eventuali controlli, limitazioni e rimozione delle capacità più sensibili.
Il passaggio decisivo riguarda proprio il nucleare. Trump ha ribadito che l’Iran non dovrà mai possedere un’arma atomica, né produrla né acquistarla. Per la Casa Bianca, un impegno politico generico non basta: servono formule più stringenti, capaci di indicare come gestire le scorte di uranio arricchito e come impedire che il programma iraniano possa essere riconvertito a fini militari.
L’altro punto riguarda lo Stretto di Hormuz, arteria strategica per il traffico mondiale di petrolio e gas. Washington chiede la riapertura immediata e senza pedaggi del passaggio marittimo, con libertà di navigazione in entrambe le direzioni. Teheran, però, continua a rivendicare un ruolo diretto nella gestione dello Stretto, insieme all’Oman, e considera il dossier parte della propria sovranità regionale.
La mossa di Trump cambia i tempi del negoziato. Fino a pochi giorni fa, l’intesa sembrava vicina: sul tavolo c’era un memorandum di 60 giorni per estendere il cessate il fuoco, riaprire Hormuz e avviare una trattativa più ampia sul nucleare e sulle sanzioni. Ora, invece, la risposta iraniana potrebbe richiedere diversi giorni e riaprire il confronto su passaggi che sembravano già definiti.
Il presidente americano ha scelto una linea di prudenza pubblica. In un’intervista, ha detto di non avere fretta e di preferire un accordo solido a un’intesa chiusa troppo rapidamente. Il messaggio politico è chiaro: Trump vuole presentare un eventuale accordo non come una concessione, ma come una vittoria negoziale, soprattutto su nucleare e sicurezza energetica.
Dall’altra parte, Teheran mostra diffidenza. Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato che l’Iran non si fida delle promesse del “nemico” e che ogni decisione sarà valutata sulla base di risultati concreti. Per la Repubblica islamica, la questione non è soltanto tecnica, ma politica: accettare condizioni troppo rigide significherebbe esporsi a pressioni interne e dare l’immagine di una resa.
Il quadro resta aggravato dalle tensioni militari nella regione. Le accuse reciproche di violazione della tregua, gli episodi nello Stretto e le minacce di una possibile ripresa delle operazioni armate rendono fragile ogni passaggio diplomatico. Anche per questo i mediatori stanno cercando di mantenere aperto il canale tra Washington e Teheran, evitando che il nuovo irrigidimento americano faccia saltare l’intero processo.
Sul piano internazionale, la partita ha conseguenze che vanno oltre il rapporto tra Stati Uniti e Iran. La sicurezza di Hormuz condiziona i prezzi dell’energia, i mercati finanziari e la stabilità di molti Paesi importatori. Un’intesa potrebbe ridurre la pressione su petrolio e gas; un fallimento, al contrario, rischierebbe di riaccendere l’allarme sulle forniture globali.
La scelta di Trump appare quindi come una scommessa ad alto rischio: alzare la pressione per ottenere un testo più favorevole agli Stati Uniti, senza però spingere l’Iran a ritirarsi dal tavolo. Il successo dipenderà dalla capacità dei mediatori di trasformare le nuove richieste americane in clausole accettabili per Teheran.
Per ora l’accordo resta sospeso. Non è fallito, ma non è nemmeno chiuso. La bozza rivista è nelle mani dell’Iran, mentre la Casa Bianca attende una risposta. Nei prossimi giorni si capirà se l’irrigidimento voluto da Trump sarà l’ultimo passaggio prima della firma o il punto in cui la fragile diplomazia su nucleare e Hormuz tornerà a bloccarsi.

Be the first to comment on "Iran-Usa, Trump frena sull’accordo: chieste modifiche più dure su nucleare e Hormuz"