Il presidente del Senato annuncia un’azione legale dopo alcune frasi pronunciate a DiMartedì: “Non denuncio penalmente, ma adirò le vie giudiziarie”
di Redazione
(EN24) – Ignazio La Russa annuncia battaglia legale contro La7. Il presidente del Senato, ospite di Dritto e rovescio su Rete 4, ha spiegato di voler ricorrere per la prima volta alle vie giudiziarie in sede civile nei confronti dell’emittente, dopo alcune affermazioni andate in onda durante DiMartedì.
La Russa ha chiarito di non voler presentare una denuncia penale contro giornalisti o ospiti televisivi, ma di ritenere necessario un intervento sul piano civile. Al centro della protesta ci sarebbe una frase pronunciata in trasmissione da un ospite, secondo cui i fratelli La Russa, negli anni Settanta, dopo i comizi avrebbero distribuito bombe ai ragazzi.
Il presidente del Senato ha definito inaccettabile quel passaggio e ha precisato che l’eventuale azione non sarebbe diretta contro la persona che ha pronunciato la frase, che ha detto di non conoscere, ma contro La7, ritenuta responsabile della messa in onda. La decisione, se confermata con un atto formale, aprirebbe un nuovo fronte nello scontro tra esponenti istituzionali, televisioni e talk show politici.
La vicenda si inserisce in un clima già acceso intorno alla figura di La Russa. Nelle ultime settimane il presidente del Senato è stato al centro di più polemiche mediatiche, dalla battuta contestata su Gelmini e Carfagna alle discussioni sulle sue dichiarazioni su Giorgio Almirante. Interventi e commenti arrivati da programmi di La7 hanno alimentato un confronto sempre più duro sul linguaggio politico e sul ruolo della seconda carica dello Stato.
Nel corso dell’intervista, La Russa ha anche risposto alle critiche più generali nei suoi confronti, sostenendo che una parte degli attacchi sarebbe legata al timore di una sua possibile candidatura futura al Quirinale. Ipotesi che il presidente del Senato ha però respinto, affermando di non essere interessato a quel ruolo.
Il caso solleva un tema delicato: il confine tra critica politica, satira, libertà di espressione e tutela della reputazione personale. I talk show, soprattutto quando affrontano episodi del passato politico italiano, spesso utilizzano toni duri e formule polemiche. Ma quando le accuse toccano fatti gravi, come il riferimento alla violenza politica degli anni Settanta, il rischio di uno scontro giudiziario aumenta.
La7, al momento, non risulta aver diffuso una replica ufficiale alle parole di La Russa. Resta quindi da capire se l’annuncio si tradurrà in una vera citazione civile e quali saranno gli argomenti giuridici utilizzati dal presidente del Senato per sostenere la propria iniziativa.
Sul piano politico, l’episodio conferma la tensione tra una parte della maggioranza e alcune trasmissioni televisive considerate ostili. Per La Russa, il punto non sarebbe la critica, ma la diffusione di affermazioni che ritiene lesive della propria storia personale e familiare. Per il mondo dell’informazione, invece, il caso potrebbe riaprire il dibattito sui limiti della responsabilità editoriale nei programmi di approfondimento.
La polemica, dunque, non riguarda soltanto una frase televisiva. Tocca il rapporto tra istituzioni e media, il peso della memoria degli anni di piombo e il modo in cui il confronto politico viene raccontato negli studi televisivi. Se la causa sarà davvero avviata, sarà un tribunale civile a stabilire dove finisca il diritto di critica e dove inizi la lesione dell’onore.

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