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Lecce, entrano in chiesa di notte e profanano Eucaristia: la condanna del vescovo. Rubato anche denaro

È accaduto nella chiesa del Carmine, in pieno centro storico, fra il 30 e 31 gennaio

LECCE – «Cara Comunità Diocesana, è con dolore misto a preoccupazione che vi scrivo per riferivi di un accadimento che nelle scorse ore ha turbato, non poco, la serenità della nostra Chiesa Particolare. Nella notte tra il 30 e il 13 gennaio, ignoti si sono introdotti nella Chiesa del Carmine – nel Centro Storico di Lecce – profanando l’Eucaristia custodita nel tabernacolo.
Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti delle pubbliche autorità di sicurezza».

LECCE – «Cara Comunità Diocesana, è con dolore misto a preoccupazione che vi scrivo per riferivi di un accadimento che nelle scorse ore ha turbato, non poco, la serenità della nostra Chiesa Particolare. Nella notte tra il 30 e il 13 gennaio, ignoti si sono introdotti nella Chiesa del Carmine – nel Centro Storico di Lecce – profanando l’Eucaristia custodita nel tabernacolo.
Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti delle pubbliche autorità di sicurezza».

Comincia così una lettera dell’arcivescovo di Lecce, Monsignor Seccia, impegnato in queste ore in incontri a Santa Cesarea Terme, in cui racconta una spiacevole vicenda avvenuta nel centro storico. «Il can. 1382 della vigente legislazione canonica è molto chiaro rispetto alla profanazione delle Specie Consacrate: la pena comminata a chi si macchia di questo crimine è la scomunica latae sententiae. La vicenda accaduta, non deve solo sdegnarci ed intercettare la nostra disapprovazione, ma deve porci in un atteggiamento di vigilanza, di riflessione, di verifica. Ciò che è accaduto, non può essere considerato in maniera circoscritta, spesso invece è manifestazione di un cortocircuito educativo che è in atto, e che non permette – soprattutto alle fasce più giovani della nostra società – di vivere in maniera libera ed equilibrata le dimensioni relazionali fondamentali che riguardano la persona umana».

«La Chiesa che vive la sua duplice vocazione di Maestra e Madre, ci invita ad adottare la logica della corresponsabilità come antidoto all’indifferenza; essa non chiude le porte della Misericordia di Dio neanche verso coloro che per un momento di lucida follia hanno compiuto tali gesti. In questi casi, anche l’azione disciplinare più severa, ha sempre come fine la salvezza delle anime e come medicina, vuole curare le patologie spirituali. A motivo di questo, è mio desiderio, che il prossimo 2 febbraio, nella festa della Presentazione al Tempio del Signore, in tutta la Diocesi e in ogni chiesa aperta al culto, sia celebrata la Santa Messa in riparazione per quanto accaduto, pregando per la conversione di coloro che hanno commesso questo delitto e per la nostra conversione, che sempre viene richiesta dal Signore ai suoi discepoli. Con affetto e premura di padre, invoco da Dio la sua Benedizione».

 

fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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