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Apnee notturne, per i dispositivi difettosi condannate Philips e Respironics dalla Corte di Appello di Milano

Vittoria per l’Associazione Apnoici Italiani APS e da Adusbef APS: “Soddisfatti, è prevalso il diritto alla salute”

ROMA – La multinazionale Philips SPA e Respironics Deutschland GMBH dovranno pagare una penale di 20mila euro per ogni giorno di ritardo (a decorrere dal 30 giugno 2023) nell’esecuzione del ritiro degli apparecchi difettosi e ritenuti dannosi per la salute di chi soffre di apnee notturne. È quanto stabilito dai giudici della Corte di Appello di Milano, sezione XIV Civile specializzata in materia d’impresa, che con una sentenza arrivata ieri hanno accolto (confermandola) l’azione inibitoria collettiva avanzata dall’Associazione Apnoici Italiani APS e da Adusbef APS nei confronti della multinazionale olandese. Nel dispositivo si legge ancora che è fissata a titolo di penale “la somma di 10mila euro per ogni giorno di ritardo” nel ritiro degli apparecchi a partire da oggi (cioè dal giorno successivo alla pubblicazione dell’ordinanza) e si condanna inoltre Philips SPA e il distributore europeo Respironics Deutschland GMBH, in solido tra loro, al pagamento di “20.119 euro per competenze professionali in favore di Associazione Apnoici Italiani APS e Adusbef APS. In merito agli apparecchi in questione, si tratta nello specifico dei dispositivi medici Trilogy 100, Trilogy 200, Garbin Plus, Aeris, LifeVent, BiPAP V30, BiPAP A30/A40 Series, CPAP e PAP a due livelli.

Una vittoria per l’Associazione Apnoici Italiani e Adusbef, che per annunciare l’esito di una battaglia legale contro la multinazionale olandese, durata all’incirca 16 mesi, ha indetto una conferenza stampa che si è svolta oggi a Roma presso la sala convegni ISMA (in via della Guglia, 69A). “È una sentenza importante perché è la prima azione inibitoria in termini di salute in Italia e perché due associazioni (pazienti e consumatori) sono riuscite a far valere il diritto alla salute- ha commentato Luca Roberti, presidente Ass. Apnoici Italiani APS- Con questa sentenza si stabilisce che se una multinazionale lavora non tutelando la sicurezza dei pazienti, c’è la possibilità di imporgli una corretta esecuzione, anche tramite l’imposizione di una penale. Acquista dunque valore la necessità di dare risposte sanitarie adeguate ai pazienti, non subordinando l’attività alle sole leggi di mercato”.

Soddisfatto del provvedimento della Corte d’appello di Milano l’avvocato Antonio Tanza, Presidente di Adusbef Aps (Associazione di Consumatori), che ha sottolineato “l’enorme portata della vittoria ottenuta non solo per i pazienti apnoici, ma per tutti i consumatori. L’azione di classe inibitoria si dimostra uno strumento efficace e tempestivo che rende concreta la tutela collettiva, impedendo la prolungata esposizione a rischi per la salute eaffermando il diritto individuale ad una cura sicura. Abbiamo dimostrato che tutti i pazienti potevano pretendere una rapida sostituzione dei dispositivi difettosi. Questo risultato- ha sottolineato- non apre solo la strada ai ristori per i pazienti, ma costituisce un deterrente per evitare che in futuro le imprese trascurino il diritto alla sicurezza di ciascun consumatore. Sono molto orgoglioso del percorso intrapreso”.

Ad intervenire sull’ordinanza, infine, l’avvocato Stefano Bertone, dello studio legale Ambrosio & Commodo, che per conto dell’Associazione Apnoici Italiani ed Adusbef aveva promosso nel settembre 2022 l’azione inibitoria collettiva contro la multinazionale per accelerare il ritiro e la sostituzione degli apparecchi. “Per Ambrosio & Commodo, dopo 40 anni passati alla ricerca di risarcimenti per danni già verificatisi, è una enorme soddisfazione giocare un ruolo nuovo- ha detto- in cui riusciamo, in parte, a prevenirli a favore della salute collettiva. Resta però il fatto che più di 100.000 persone hanno inalato ed ingerito sostanze tossiche, potenzialmente letali, e ne sono comprensibilmente scioccate: di questo l’azienda dovrà rendere conto davanti ai Tribunali in una nuova serie di cause”.

LA VICENDA

Nel giugno del 2021 la multinazionale olandese Philips aveva allertato le autorità competenti sul pericolo legato ad alcuni dispositivi medici per la respirazione, il cui utilizzo avrebbe comportato rischi per la salute dei pazienti che soffrono di disturbi del sonno e di patologie neuro-muscolari.

Il problema, in particolare, riguarda la schiuma fono-assorbente presente all’interno dei macchinari, la cui degradazione “provoca il rilascio di particelle e sostanze tossiche destinate ad essere inalate o ingerite dal paziente durante il trattamento”. Philips aveva quindi rassicurato di risolvere il problema (mediante richiamo, sostituzione o riparazione dei dispositivi coinvolti) entro dicembre del 2022. Non essendosi però verificato, il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso presentato da una class action in rappresentanza dei 106mila utilizzatori dei dispositivi medici della Philips per la respirazione non sicuri, e alla luce delle considerazioni espresse anche dal ministero della Salute, aveva condannato Philips SPA e Respironics Deutschland, nella sua veste di mandataria europea della fabbricante statunitense Respironics, a riparare o sostituire (entro il successivo 30 aprile) alcuni dispositivi per le apnee notturne ritenuti pericolosi per i pazienti, stabilendo una penale di 20mila euro “per ogni giorno di ritardo, nell’ottemperanza dell’ordine impartito a decorrere dalla scadenza del termine assegnato per il completamento del piano”. L’azione inibitoria collettiva, la prima in materia di salute in Italia, era partita per volontà dell’Associazione Apnoici Italiani e Adusbef. Ad assisterle un pool di legali, coordinati dall’avvocato Stefano Bertone, dello studio associato Ambrosio & Commodo, che aveva preparato il ricorso chiedendo di velocizzare il ritiro di quei dispositivi medici che “possono provocare lesioni gravi potenzialmente letali o danni permanenti o interventi medici per evitare danni permanenti”.

MAZZELLA (M5S): “ORA SCREENING SU PAZIENTI DANNEGGIATI, MINISTERO VALUTI MIGLIAIA SEGNALAZIONI ARRIVATE”

“La sentenza apre sicuramente la strada ad un meccanismo di risarcimento del danno nei confronti di tantissimi pazienti che, inconsapevoli, respiravano delle particelle che potevano fortemente danneggiare il sistema respiratorio. Una sentenza storica, perché per la prima volta dei cittadini, insieme a delle associazioni, si sono uniti facendo fronte comune per reclamare ad una grandissima multinazionale dei danni che sono probabilmente anche molto gravi”. È il commento del senatore Orfeo Mazzella (M5S), membro della X Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, rilasciato oggi alla Dire in occasione della conferenza stampa indetta dall’Associazione Apnoici Italiani Aps e da Adusbef APS per annunciare gli ultimi aggiornamenti in merito alla vicenda dei dispositivi medici difettosi per le apnee notturne prodotti dalla multinazionale olandese Philips SPA e distribuiti da Respironics Deutschland GMBH. Con una sentenza arrivata ieri i giudici della Corte di Appello di Milano, sezione XIV Civile specializzata in materia d’impresa, hanno accolto (confermandola) l’azione inibitoria collettiva avanzata dalle associazioni, che dovranno pagare una penale di 20mila euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del ritiro degli apparecchi ritenuti dannosi per la salute di chi soffre di apnee notturne.

Resta però ora il fatto che “più di 100.000 persone“, come hanno denunciato gli avvocati delle associazioni nel corso della conferenza stampa, hanno inalato ed ingerito “sostanze tossiche, potenzialmente letali, e ne sono comprensibilmente scioccate”. Cosa possono fare ora le istituzioni? “Senz’altro ora il richiamo che deve essere fatto di questi apparecchi medicali deve coinvolgere la totalità di coloro che ne hanno usufruito. Questo per avviare anche uno screening- ha risposto Mazzella alla Dire- nei confronti di coloro che hanno inalato queste particelle e cercare di comprendere qual è il loro stato di salute attuale, ponendo poi in essere dei rimedi e delle cure se necessario. Proporrò allora uno screening, ma anche una interrogazione parlamentare, perché ritengo che gli strumenti che noi abbiamo non siano stati totalmente in grado di inibire questa azione, ma c’è voluta un’associazione e degli avvocati. Mentre io credo che il primo compito in generale dello Stato e del ministero della Salute è andare a valutare delle segnalazioni che noi sappiamo c’erano, erano migliaia, e credere fermamente che tali segnalazioni siano la spia di qualcosa che non va- ha concluso- e avviare delle azioni nei confronti di coloro che non rispettano la normativa”.

 

fonte: Agenzia DIRE (www.dire.it)

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