Leone XIV ricorda i primi vescovi cinesi: «Custodire il tesoro della comunione ecclesiale»

Nel videomessaggio per il centenario della consacrazione, il Papa richiama il legame con Roma e il valore delle diverse culture nella Chiesa. Il convegno alla Pontificia Università Urbaniana.

di Redazione

(EN24) – Cento anni fa sei sacerdoti cinesi attraversarono il mondo per ricevere l’ordinazione episcopale da Papa Pio XI. Quel viaggio torna al centro del videomessaggio con cui Leone XIV si è rivolto, il 5 novembre, ai partecipanti al convegno “Il volto della Chiesa universale in Cina. 100 anni dalla consacrazione dei primi Vescovi cinesi”, organizzato alla Pontificia Università Urbaniana dal Dicastero per l’Evangelizzazione, in collaborazione con l’ateneo.

La consacrazione avvenne nella Basilica di San Pietro il 28 ottobre 1926. Riguardava i primi vescovi cattolici cinesi dell’epoca contemporanea e rappresentò un passaggio importante tanto per le comunità del Paese quanto per la Chiesa universale. Nel ricordarla, il Pontefice invita a rileggere quella storia per comprendere le responsabilità del presente.

Da Shanghai a Roma, un segno di unità

Partiti in nave da Shanghai, i sei futuri presuli portarono con sé le attese di una Chiesa chiamata ad affidare sempre più la guida delle comunità a pastori cinesi.

Leone XIV collega quel percorso al Concilio di Shanghai del 1924 e all’opera del delegato apostolico Celso Costantini. In quella sede, anche i vescovi missionari provenienti da altri Paesi avevano sostenuto la necessità di valorizzare il clero locale. La comunione con Roma poteva così esprimersi attraverso persone profondamente legate alla lingua, alla cultura e alla vita del proprio popolo.

La missione e il rispetto dei popoli

Nel messaggio, il Papa richiama anche la Maximum illud, la lettera apostolica con cui Benedetto XV, nel 1919, aveva indicato la necessità di distinguere l’evangelizzazione dagli interessi coloniali.

La Chiesa, sottolinea Leone XIV, è chiamata a testimoniare Cristo nella carità, accogliendo i tratti dei popoli tra i quali vive. Le differenze culturali trovano spazio nella fede condivisa e arricchiscono la vita ecclesiale.

Una preghiera per la pace

In un presente segnato dalle guerre, il ricordo del centenario diventa infine preghiera: perché la comunione nella Chiesa possa generare bontà e pace per tutti. È questo l’orizzonte nel quale il Pontefice colloca il servizio dei vescovi e la testimonianza delle comunità cattoliche.

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