Il 39enne era stato soccorso dopo un malore durante un intervento dei militari in un residence. La Procura ha aperto un fascicolo e disposto accertamenti anche sull’assistenza sanitaria. Due carabinieri annotati nel registro previsto dal nuovo “scudo penale”
di Redazione
(EN24) – Sarà l’autopsia a chiarire cosa abbia provocato la morte di Agostino Conigliaro, 39 anni, deceduto lunedì mattina all’ospedale Maggiore di Lodi dopo essere stato ricoverato in condizioni gravissime a seguito di un malore accusato durante un intervento dei carabinieri. L’esame autoptico è stato fissato per giovedì 15 ottobre alle 11 e rappresenta il passaggio decisivo per ricostruire una vicenda sulla quale la Procura di Lodi ha già avviato accertamenti.
I fatti risalgono alla notte tra sabato e domenica, intorno alle 4.30, nel quartiere Albarola di Lodi. Diversi residenti del residence di via Vittime della Violenza avevano chiamato il 112 segnalando la presenza di un uomo in forte stato di agitazione. Alcune telefonate parlavano di un possibile tentativo di furto, altre semplicemente di una persona che urlava, si arrampicava e si muoveva in maniera pericolosa. Conigliaro sarebbe stato visto anche su un ponteggio e, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe caduto prima dell’arrivo o durante le prime fasi dell’intervento.
Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, l’uomo appariva fortemente agitato. La Procura di Lodi, in una nota, ha parlato di “comportamenti violenti e gravemente autolesionistici”. I militari avrebbero quindi cercato di contenerlo e, dopo averlo immobilizzato e ammanettato, Conigliaro avrebbe accusato un improvviso malore. I primi soccorsi sono stati prestati dagli stessi carabinieri, con l’aiuto di alcuni residenti e successivamente di una volante della polizia dotata di defibrillatore semiautomatico. Le manovre di rianimazione sono poi proseguite con il personale del 118.
Trasportato in codice rosso all’ospedale Maggiore di Lodi, il 39enne è rimasto ricoverato per circa trenta ore prima del decesso, avvenuto nella mattinata di lunedì 12 ottobre. Una delle ipotesi è che sia stato colpito da un arresto cardiocircolatorio, ma proprio su questo punto l’autopsia dovrà fornire elementi certi e stabilire se il malore sia stato provocato da una condizione preesistente, dallo stato di agitazione, da eventuali traumi, dall’intervento di contenimento o da altri fattori. Sono previsti anche esami tossicologici.
L’inchiesta è affidata ai carabinieri del Comando provinciale di Lodi, guidato dal colonnello Emanuele Leuzzi. La procuratrice Laura Pedio ha disposto l’iscrizione dei due militari del Radiomobile intervenuti quella notte nel modello 45 bis, il nuovo registro delle annotazioni preliminari introdotto nel 2026 con il decreto sicurezza. Si tratta di uno strumento previsto per i casi in cui, fin dalle prime informazioni, il fatto appaia commesso in presenza di una possibile causa di giustificazione. L’iscrizione, quindi, non equivale di per sé a un’accusa di responsabilità penale ma consente ai militari di partecipare agli accertamenti con le garanzie previste dalla legge.
La Procura non sta però concentrando l’attenzione soltanto sull’intervento dei carabinieri. Nella ricostruzione complessiva saranno valutate anche eventuali condotte colpose dei sanitari che hanno prestato soccorso a Conigliaro. L’obiettivo è verificare ogni fase: dal comportamento dell’uomo prima dell’arrivo delle forze dell’ordine alle modalità del contenimento, dai primi tentativi di rianimazione fino alle cure ricevute durante il ricovero ospedaliero.
Gli investigatori stanno inoltre raccogliendo le testimonianze dei residenti e acquisendo le registrazioni delle chiamate arrivate al 112. Proprio la diversità delle segnalazioni rende necessario ricostruire con precisione cosa stesse facendo Conigliaro prima dell’arrivo dei militari. Alcuni testimoni hanno riferito di averlo visto sul muro di cinta o nei pressi delle villette, altri hanno descritto una situazione di forte agitazione. Sarà importante accertare anche se vi siano immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona in grado di documentare parte della sequenza.
Agostino Conigliaro era originario di Palermo ma era cresciuto a Sant’Angelo Lodigiano. Aveva un figlio piccolo e, secondo diverse fonti, aveva avuto problemi di dipendenza. Nei giorni successivi alla morte numerosi amici e conoscenti hanno lasciato messaggi sui social, ricordandolo come una persona fragile ma non violenta. Sono testimonianze personali che non incidono naturalmente sull’accertamento dei fatti, ma restituiscono il clima di incredulità che si è creato nella comunità dopo la notizia della morte.
La vicenda richiede particolare cautela proprio perché, allo stato attuale, non è ancora possibile stabilire un nesso certo tra il decesso e l’intervento dei carabinieri. Le prime ricostruzioni indicano che Conigliaro era in forte stato di agitazione e che il malore si è verificato dopo essere stato immobilizzato, ma soltanto gli accertamenti medico-legali potranno chiarire se e in quale misura le modalità del contenimento abbiano avuto un ruolo nel successivo arresto cardiocircolatorio. Allo stesso modo dovranno essere esclusi o confermati eventuali altri fattori, compresi quelli tossicologici o sanitari.
Per questo il passaggio dell’autopsia assume un peso centrale. Non si tratta soltanto di determinare la causa biologica della morte, ma di ricostruire la sequenza temporale degli eventi, verificare l’eventuale presenza di traumi e stabilire se vi siano elementi compatibili con un rapporto diretto tra il fermo, il malore e il decesso. Fino a quel momento, qualsiasi conclusione sulle responsabilità sarebbe prematura.
L’inchiesta di Lodi resta dunque aperta su più fronti. Da una parte occorrerà accertare se i due carabinieri abbiano agito entro i limiti previsti per contenere una persona in evidente stato di agitazione; dall’altra sarà necessario valutare la tempestività e l’adeguatezza dei soccorsi. Solo l’insieme degli esami autoptici, tossicologici, delle testimonianze e delle registrazioni potrà offrire un quadro completo di quanto accaduto in quella notte ad Albarola.
Per ora resta un dato certo: Agostino Conigliaro è morto a 39 anni dopo circa trenta ore di ricovero, e la Procura vuole chiarire ogni passaggio di una vicenda nella quale il confine tra intervento di sicurezza, emergenza sanitaria e responsabilità eventuali deve ancora essere definito.

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