Meloni rilancia il pressing sull’Ue: “Servono risorse per l’energia, non solo per la difesa”

La premier Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio, ospite a Mattino Cinque, chiede a Bruxelles maggiore flessibilità sul Patto di stabilità per sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia

di Redazione

(EN24) – La crisi energetica torna al centro del confronto tra Roma e Bruxelles. Giorgia Meloni, intervenuta a Mattino Cinque, ha ribadito la necessità di trovare nuove risorse per fronteggiare l’aumento dei costi dell’energia, chiedendo all’Unione europea di estendere anche a questo capitolo la flessibilità già prevista per le spese in sicurezza e difesa.

Il ragionamento della presidente del Consiglio parte da un punto politico preciso: l’Italia, sostiene Meloni, non può spiegare ai cittadini che i margini di bilancio esistono soltanto per il riarmo e non per aiutare famiglie e imprese alle prese con bollette, carburanti e costi produttivi. La premier ha chiarito di considerare comunque indispensabile il rafforzamento della difesa europea, ma ha insistito sulla necessità di un equilibrio tra sicurezza militare e sicurezza economica.

Al centro della richiesta italiana c’è il Patto di stabilità. Roma chiede alla Commissione europea di valutare una forma di flessibilità anche per gli interventi contro il caro energia, in un contesto internazionale reso più fragile dalla crisi in Medio Oriente e dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz. Secondo il governo, gli strumenti ordinari dei singoli Stati non sarebbero sufficienti a rispondere a uno shock di questa portata.

Meloni ha collegato il dossier energetico alla tenuta complessiva del Paese. Il messaggio è che senza misure adeguate per contenere l’impatto sui costi di produzione e sui bilanci domestici, il rischio è indebolire proprio quel tessuto sociale ed economico che la politica di difesa dovrebbe proteggere. Da qui la richiesta di considerare energia e sicurezza come due emergenze parallele, entrambe meritevoli di attenzione europea.

La partita, però, resta complessa. Bruxelles ha già previsto margini specifici per l’aumento delle spese militari, ma l’estensione della stessa logica agli interventi energetici richiede una valutazione politica e tecnica. La Commissione dovrà decidere se e come riconoscere la crisi dei prezzi dell’energia come una circostanza tale da giustificare ulteriori spazi di manovra nei conti pubblici.

Il governo italiano punta a evitare che le nuove regole europee sui bilanci restringano troppo la capacità di intervento nazionale. L’obiettivo è finanziare misure in grado di attenuare l’impatto della crisi su imprese energivore, trasporti, settori produttivi più esposti e famiglie. In assenza di una risposta europea, il confronto interno alla maggioranza potrebbe riaprirsi anche sul rapporto tra spese militari, sostegni economici e priorità sociali.

L’intervento televisivo della premier conferma dunque una linea già emersa nelle ultime settimane: sostenere il rafforzamento della difesa, ma chiedere che l’Europa riconosca anche il peso dell’emergenza energetica. Per Meloni, la flessibilità non deve essere letta come un allentamento indiscriminato dei vincoli, ma come uno strumento mirato per affrontare una crisi che rischia di scaricarsi direttamente su cittadini e imprese.

Il confronto con Bruxelles sarà decisivo. Da un lato c’è la necessità di mantenere la disciplina di bilancio, dall’altro la pressione dei governi che chiedono margini per rispondere a una fase internazionale instabile. L’Italia prova a spostare il baricentro della discussione: non solo difesa, ma anche energia, competitività e protezione del potere d’acquisto.

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