Stazione spaziale, perdita d’aria nel modulo russo: la NASA mette gli astronauti in “safe haven”

La Stazione spaziale internazionale (Nasa)

Cinque membri dell’equipaggio sono stati fatti entrare temporaneamente nella capsula Dragon, pronti a un eventuale rientro. Roscosmos sigilla una delle due perdite e l’allarme rientra dopo circa due ore

di Redazione

(EN24) – Momenti di tensione a bordo della Stazione spaziale internazionale per una nuova perdita d’aria nel segmento russo dell’avamposto orbitale. La NASA ha ordinato a cinque astronauti di rifugiarsi temporaneamente nella capsula SpaceX Dragon e di prepararsi a una possibile evacuazione, mentre i cosmonauti russi lavoravano alla riparazione del guasto nel modulo di servizio Zvezda.

La procedura, definita di “safe haven”, è stata adottata in via precauzionale. Non si è trattato di un rientro d’emergenza immediato, ma di una misura prevista dai protocolli di sicurezza quando esiste un rischio potenziale per l’equipaggio. Gli astronauti sono entrati nella capsula Dragon, hanno indossato le tute pressurizzate e sono rimasti pronti a lasciare la Stazione nel caso in cui la situazione fosse peggiorata.

Dopo circa due ore, l’allarme è rientrato. La NASA ha comunicato agli astronauti che potevano interrompere la procedura di sicurezza, togliere le tute e tornare alle normali attività a bordo della Stazione. La decisione è arrivata dopo che Roscosmos ha sospeso le operazioni di riparazione più invasive per raccogliere nuovi dati e valutare meglio la situazione.

Il problema riguarda il tunnel di trasferimento del modulo di servizio Zvezda, conosciuto come PrK, una sezione del segmento russo della Stazione spaziale internazionale. È una zona già monitorata da anni per microfratture e piccole perdite d’aria, un fenomeno iniziato nel 2019-2020 e mai risolto in modo definitivo.

Secondo Roscosmos, durante le verifiche sono state individuate due perdite. Una sarebbe stata sigillata rapidamente con un materiale speciale, mentre sulla seconda sono in corso ulteriori analisi. L’agenzia spaziale russa ha assicurato che non ci sono pericoli immediati né per l’equipaggio né per i sistemi di bordo della Stazione.

La nuova perdita era stata segnalata circa una settimana prima, in concomitanza con l’arrivo del cargo russo Progress-95. Inizialmente il tasso di fuoriuscita d’aria era stato indicato in circa mezzo chilo al giorno, ma nelle ore precedenti l’allerta sarebbe aumentato, inducendo la NASA a chiedere agli astronauti di mettersi al sicuro nella Dragon.

A bordo della Stazione spaziale si trovano sette persone. L’equipaggio della Expedition 74 comprende il comandante russo Sergey Kud-Sverchkov, l’americano Chris Williams e il cosmonauta Sergei Mikaev. Con loro ci sono anche i membri della missione SpaceX Crew-12: Jessica Meir, Jack Hathaway, Sophie Adenot dell’Agenzia spaziale europea e il cosmonauta Andrey Fedyaev.

La decisione della NASA ha riguardato i quattro astronauti della Crew-12 e Chris Williams, che si sono spostati nella capsula Dragon. I due cosmonauti russi sono rimasti impegnati nelle operazioni e nel monitoraggio del segmento interessato. La presenza della Dragon attraccata alla Stazione garantisce un mezzo di rientro rapido in caso di emergenza reale.

Il caso riporta l’attenzione su una delle criticità più note della Stazione spaziale internazionale: l’invecchiamento delle sue strutture. La ISS è abitata in modo continuativo dal 2000 e molte sue componenti lavorano da oltre venticinque anni in un ambiente estremo, tra radiazioni, escursioni termiche, microgravità e sollecitazioni meccaniche.

Le perdite nel modulo Zvezda sono da tempo un punto sensibile nei rapporti tecnici tra NASA e Roscosmos. Le due agenzie continuano a collaborare nonostante le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Russia, perché la gestione della Stazione richiede coordinamento costante, condivisione dei dati e procedure comuni di sicurezza.

Proprio questa cooperazione ha permesso di evitare conseguenze più gravi. La NASA ha scelto la massima cautela, Roscosmos ha avviato le riparazioni e, una volta stabilizzato il quadro, l’equipaggio è tornato alle operazioni ordinarie. Resta però la necessità di capire se la seconda perdita sia effettivamente sotto controllo e se il tunnel PrK possa continuare a essere gestito con interventi periodici.

La vicenda potrebbe avere effetti anche sulla programmazione delle prossime missioni. Le perdite nel segmento russo avevano già contribuito a ritardi e valutazioni aggiuntive su voli commerciali e missioni private verso la Stazione. Ogni problema strutturale, anche se non immediatamente pericoloso, impone controlli più severi prima di autorizzare nuovi attracchi e attività a bordo.

Per ora, il dato più importante è che l’equipaggio è al sicuro e la Stazione continua a funzionare. Ma l’episodio conferma una realtà ormai evidente: la ISS resta un laboratorio orbitale straordinario, ma si avvicina alla fase finale della sua vita operativa. Ogni nuova anomalia ricorda quanto sia delicato mantenere in servizio una struttura così complessa dopo oltre un quarto di secolo nello spazio.

L’allarme rientrato non cancella quindi il problema. La perdita d’aria nel modulo russo resta una criticità da monitorare, e la procedura di “safe haven” mostra che la sicurezza dell’equipaggio viene prima di ogni altra considerazione. Nello spazio, anche una piccola perdita può diventare una questione seria: per questo la prudenza, a 400 chilometri dalla Terra, non è mai eccessiva.

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