Sotto shock, ferito e incapace di comunicare: le drammatiche condizioni fisiche e psicologiche di Ljubisa Karović dopo il miracoloso salvataggio ad alta quota ad opera della moglie Svetlana e degli altri passeggeri.
di Redazione
(EN24) – È un quadro clinico e psicologico estremamente delicato e segnato da un trauma profondissimo quello che descrive le condizioni attuali di Ljubisa Karović, il passeggero serbo di 61 anni miracolosamente scampato alla morte durante il volo Ryanair FR1879, decollato lo scorso venerdì mattina da Salonicco con destinazione Memmingen. L’uomo, risucchiato per metà fuori dalla fusoliera dell’aereo dopo l’improvvisa esplosione di un finestrino, si trova attualmente ricoverato in ospedale sotto shock e incapace di elaborare o comunicare l’accaduto.
A squarciare il velo sul dramma privato che la famiglia sta vivendo è stata la moglie dell’uomo, Svetlana Grković Maksimović, in un’intensa intervista rilasciata alla BBC Serbia e all’emittente greca ERT. La donna ha raccontato i minuti più spaventosi della sua vita, durante i quali si è letteralmente aggrappata a suo marito impedendogli di volare nel vuoto a seicento chilometri orari. “Ho reagito d’istinto e gli ho afferrato le gambe”, ha confidato Svetlana, rivelando il pensiero fisso che l’ha accompagnata in quegli istanti disperati: “Se dobbiamo morire, moriremo insieme”.
Per circa due lunghissimi minuti, il sessantunenne è rimasto sospeso con la testa e le spalle completamente fuori dalla carlinga dell’aereo a cinquemila metri di quota, mentre la cabina subiva una violenta e immediata depressurizzazione. Secondo le testimonianze, a favorire la prima presa della moglie è stata la cintura di sicurezza, che l’uomo fortunatamente non aveva slacciato. Subito dopo, grazie a una straordinaria catena umana formata da altri due passeggeri e da alcuni membri dell’equipaggio, l’uomo è stato faticosamente ritratto all’interno del Boeing 737-800.
Il rientro a bordo, tuttavia, ha rivelato la gravità dei danni subiti. “Aveva il viso completamente deformato e il sangue gli sgorgava dal naso e dalla bocca”, ha descritto la moglie, ricordando come Ljubisa abbia perso conoscenza per ben tre volte durante quelle concitate fasi. Attualmente, l’uomo riporta ustioni estese e una ferita particolarmente grave a una mano, ma l’impatto più devastante si registra a livello psicologico. Karović non è al momento in grado di comunicare, non ha memoria cosciente dell’incidente e, come riferito dalla moglie, inizia a tremare visibilmente ogni volta che sente anche solo pronunciare la parola “aereo”.
Nel frattempo, proseguono a ritmo serrato le indagini internazionali condotte dall’Autorità ellenica per la sicurezza aerea, alle quali collaborano anche l’EASA, l’ente statunitense FAA e la Boeing. A scatenare il disastro, secondo le prime perizie tecniche e le immagini dei motori diffuse dagli investigatori, sarebbe stato un violento cedimento del motore destro (un CFM56-7B). Una delle pale del propulsore si sarebbe infatti staccata a forte velocità, perforando l’involucro esterno e scagliando detriti metallici contro la carlinga, frantumando istantaneamente il finestrino situato in corrispondenza del posto occupato da Karović.

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