Tonno rosso contaminato a Palermo, sette intossicati: un paziente in terapia intensiva

Pesca del tonno rosso - Fotogramma /Ipa

Il caso riaccende l’attenzione sulla sindrome sgombroide, una intossicazione alimentare legata alla presenza di istamina nel pesce. L’esperto Mauro Minelli: “Patologia insidiosa, da non confondere con una normale allergia”

di Redazione

PALERMO  (EN24) – Sette persone sono rimaste intossicate dopo aver consumato tonno rosso a Palermo. Una di loro sarebbe in condizioni più gravi e si trova ricoverata in terapia intensiva. L’episodio ha riportato al centro dell’attenzione la cosiddetta sindrome sgombroide, una patologia alimentare spesso poco conosciuta ma potenzialmente pericolosa.

A spiegare la natura del fenomeno è Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all’Università Lum Giuseppe Degennaro, intervenuto su Adnkronos Salute. La sindrome sgombroide non è una vera allergia alimentare, ma una reazione pseudo-allergica provocata dall’ingestione di elevate quantità di istamina presenti nel pesce contaminato. Può colpire chiunque, indipendentemente dal fatto che la persona sia allergica o meno.

Il problema nasce quando viene compromessa la catena del freddo. In presenza di temperature non adeguate, alcuni batteri trasformano l’istidina, sostanza naturalmente presente in pesci come tonno, sgombro e palamita, in istamina. La particolarità più insidiosa è che questa molecola resiste alla cottura, al congelamento e anche ai processi di conservazione: quindi un pesce contaminato resta rischioso anche dopo essere stato cucinato.

I sintomi possono comparire rapidamente, anche dopo pochi minuti o entro un’ora dal consumo dell’alimento. Tra i segnali più comuni ci sono arrossamento del volto e del collo, mal di testa, vertigini, nausea, dolori addominali e diarrea. Nei casi più seri possono manifestarsi tachicardia, abbassamento della pressione e complicazioni soprattutto nei soggetti cardiopatici o asmatici.

L’episodio di Palermo conferma l’importanza dei controlli lungo tutta la filiera alimentare, dalla pesca alla vendita fino alla somministrazione. La prevenzione passa soprattutto dal mantenimento corretto della temperatura di conservazione, che deve restare rigorosamente controllata per evitare la proliferazione batterica.

La vicenda, oltre al caso sanitario specifico, rappresenta quindi un campanello d’allarme sulla sicurezza alimentare. La sindrome sgombroide ha spesso un decorso benigno, ma non deve essere sottovalutata: quando sono coinvolti alimenti contaminati, è fondamentale intervenire rapidamente con assistenza medica, controlli sanitari e ritiro dei prodotti sospetti dal mercato.

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