Crisi USA-Iran, scontro sulle basi Nato in Italia: droni e ping pong sulle ispezioni nucleari

AFP - Un uomo passa davanti a uno striscione che raffigura l'attuale leader supremo iraniano, l'Ayatollah Mojtaba Khamenei

Bufera politica dopo le rivelazioni di Rutte sui voli militari partiti dall’Italia. Nel frattempo, Trump e Teheran si scontrano sull’accordo per lo Stretto di Hormuz e l’accesso ai siti atomici bombardati

di Redazione

(EN24) – La delicatissima transizione diplomatica tra gli Stati Uniti e l’Iran, avviata dopo i recenti e devastanti bombardamenti che hanno ridefinito gli equilibri in Medio Oriente, si sposta drammaticamente sul piano della politica interna europea ed italiana. Nelle ultime ore, a ridosso del delicato monitoraggio del cessate il fuoco e della firma del recente “Memorandum di Trump”, è scoppiata una vera e propria bufera geopolitica che vede l’Italia al centro delle tensioni tra alleati Nato.

A innescare la miccia sono state le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte. Secondo quanto rivelato dal capo dell’Alleanza Atlantica, circa 500 velivoli e assetti militari statunitensi sarebbero decollati dalle basi presenti sul suolo italiano durante le fasi più acute delle operazioni belliche contro l’Iran. Una rivelazione che ha scatenato l’immediata reazione delle opposizioni a Roma, pronte a chiedere un chiarimento urgente in Parlamento per verificare se sia stato violato il principio costituzionale di non partecipazione a conflitti non autorizzati. La replica del governo italiano e del Ministero della Difesa non si è fatta attendere, precisando che dalle installazioni nazionali sono partiti esclusivamente voli logistici e di rifornimento nel pieno rispetto dei trattati bilaterali vigenti, liquidando le letture più critiche come speculazioni e “scivoloni” interpretativi.

Sul fronte diplomatico globale, il Memorandum of Understanding firmato a Ginevra da Donald Trump, dal vice J.D. Vance e dal rappresentante iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf — che prevede una tregua di 60 giorni per allentare le sanzioni e consentire la riapertura commerciale dello Stretto di Hormuz — mostra già le prime crepe e si trasforma in un teso braccio di ferro mediatico. Teheran ha fermamente dichiarato che non concederà alcuna autorizzazione agli ispettori dell’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite) per visitare i siti atomici e le infrastrutture strategiche recentemente bombardate dalle forze della coalizione e da Israele.

La risposta di Donald Trump è arrivata via social con la consueta veemenza. Il tycoon ha ribadito che, nonostante quelle che ha definito “false dichiarazioni di Teheran”, i termini della tregua e il controllo internazionale sul nucleare restano “garantiti all’infinito”, accusando il regime degli ayatollah di rallentare i negoziati in Svizzera e di mettere a rischio lo sblocco immediato dei 12 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero. Nello scacchiere regionale la tensione resta altissima: le difese aeree collegate alla coalizione hanno intercettato e abbattuto nelle ultime ore due droni carichi di esplosivo provenienti dal territorio iraniano e diretti verso la provincia di Erbil, mentre sul confine meridionale del Libano si registrano nuovi scambi di fuoco che allontanano la prospettiva di una stabilizzazione definitiva.

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