Le due ragazze, scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, sono state trovate in buone condizioni. Fermati la madre, il compagno e il nonno; indagata l’anziana che le ospitava
di Redazione
(EN24) – Sono state ritrovate vive e in buone condizioni le due sorelle di 16 e 12 anni scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Dopo due settimane di ricerche, appelli e timori, le ragazze sono state rintracciate dai carabinieri a Formia, nel Lazio, all’interno di un’abitazione nel quartiere Rio Fresco-Scacciagalline.
La svolta investigativa è arrivata con il blitz dei militari, coordinati dalla Procura di Sulmona e con il supporto degli investigatori impegnati anche nel Lazio Sud. Le due minorenni sono state trovate in casa di un’anziana ottantenne, indicata come una lontana parente della madre. La donna è stata iscritta nel registro degli indagati a piede libero.
All’alba, dopo gli interrogatori negli uffici della Procura di Sulmona, sono scattati tre fermi. A finire in carcere sono stati la madre delle ragazze, il compagno della donna e il nonno materno. L’accusa ipotizzata nei loro confronti è sequestro di persona aggravato in concorso. Come sempre in questa fase, le contestazioni dovranno essere verificate nel corso dell’indagine e nelle sedi giudiziarie competenti.
Il ritrovamento mette fine alla paura per la sorte delle due sorelle, ma apre una nuova fase dell’inchiesta. Gli investigatori vogliono ricostruire con precisione chi abbia organizzato l’allontanamento dalla struttura, come le ragazze siano arrivate da Civitella Alfedena a Formia, chi le abbia accompagnate, chi le abbia ospitate e se altre persone abbiano avuto un ruolo nella vicenda.
La distanza tra la casa famiglia abruzzese e Formia, oltre cento chilometri, rende difficile immaginare uno spostamento privo di supporto. Sin dai primi giorni, infatti, gli investigatori avevano lavorato sull’ipotesi che le due sorelle fossero state aiutate da qualcuno di cui si fidavano. Ora quella pista sembra diventare il cuore dell’indagine.
Le ragazze erano scomparse dalla struttura nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Da allora le ricerche si erano concentrate tra Abruzzo e Lazio, mentre la famiglia e le associazioni impegnate nel sostegno ai parenti delle persone scomparse avevano diffuso appelli pubblici per chiedere informazioni e rassicurazioni sulle condizioni delle minorenni.
Il ritrovamento a Formia è avvenuto al termine di giorni di verifiche, testimonianze, perquisizioni e controlli. Secondo quanto emerso, i carabinieri avevano intensificato gli accertamenti nelle ultime ore, fino a individuare l’appartamento in cui le due sorelle si trovavano. Al momento dell’intervento, le ragazze erano in buone condizioni di salute.
Subito dopo il ritrovamento, le due minorenni sono state trasferite in una località protetta. L’obiettivo delle autorità è garantire loro sicurezza, tutela e un ambiente adeguato dopo giorni di forte esposizione mediatica e tensione familiare. La priorità, ora, è proteggerle e consentire agli specialisti di ascoltarle con le cautele previste per casi che coinvolgono minori.
La reazione del padre è stata di grande sollievo. Dopo giorni di angoscia, l’uomo ha espresso sui social la gioia per il ritrovamento delle figlie, parlando dell’inizio di una nuova vita. Secondo quanto riferito dall’associazione Penelope, l’emozione è stata così forte da richiedere il suo trasferimento in ospedale per un crollo emotivo.
La vicenda resta però complessa. Le ragazze, secondo quanto trapelato, avrebbero manifestato il desiderio di restare con la madre. È un elemento delicatissimo, che dovrà essere valutato dagli inquirenti e dai servizi competenti senza semplificazioni. Nei casi che coinvolgono minorenni, il piano affettivo, quello giudiziario e quello della tutela non sempre coincidono, e proprio per questo servono prudenza, riservatezza e competenze specifiche.
L’indagine dovrà chiarire anche il ruolo dell’anziana nella cui abitazione le sorelle sono state trovate. Gli inquirenti vogliono capire se la donna abbia agito consapevolmente, se sapesse della scomparsa delle ragazze, se abbia ricevuto indicazioni da altri familiari o se sia stata coinvolta solo nella fase finale dell’ospitalità.
La Procura di Sulmona coordina gli accertamenti sul presunto sequestro, mentre resta centrale anche il lavoro svolto dalle forze dell’ordine nel Lazio, in particolare nelle aree legate alla vita familiare delle ragazze. Gli investigatori stanno cercando di comporre ogni passaggio: l’uscita dalla casa famiglia, il percorso iniziale, l’eventuale auto utilizzata, i contatti telefonici e i rapporti familiari.
La storia delle due sorelle ha tenuto con il fiato sospeso l’Italia perché unisce tre elementi ad altissima sensibilità: la scomparsa di minorenni, il contesto di una casa famiglia e il possibile coinvolgimento di persone vicine al nucleo familiare. È una vicenda che impone attenzione ma anche rispetto, evitando letture affrettate o processi mediatici.
Il sollievo per il ritrovamento non cancella le domande. Chi ha deciso l’allontanamento? Le ragazze erano consapevoli del progetto? Chi le ha accompagnate? Chi ha garantito loro ospitalità? E soprattutto: quale sarà adesso il percorso più sicuro per proteggerle?
Le risposte arriveranno dall’inchiesta. Per ora resta un dato decisivo: le due sorelle sono vive, stanno bene e sono sotto protezione. Dopo due settimane di paura, il caso entra nella sua fase più delicata. Non più quella della ricerca disperata, ma quella della verità giudiziaria e della tutela di due ragazze che dovranno essere accompagnate lontano dal clamore, con il massimo rispetto della loro fragilità.

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