La misura sgrava le vetture fino a 80 kW e i motocicli con un investimento di 2,3 miliardi, ma esplode lo scontro sui banchi della politica tra spot elettorali e promesse di stabilità.
di Redazione
(EN24) – Entra ufficialmente in vigore la misura firmata dal Presidente della Repubblica che azzera la tassa automobilistica per il 2027. Il testo, approvato in Consiglio dei ministri e fresco di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, mette sul piatto quasi 2,3 miliardi di euro per alleggerire le tasche dei contribuenti, insieme alla proroga del taglio sulle accise dei carburanti.
Il provvedimento intercetta una platea enorme: secondo i conteggi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si parla di ben 24,6 milioni di cittadini. La soglia di accesso è fissata sulla potenza del motore, esentando i veicoli fino a 80 chilowatt (pari a circa 109 cavalli) e le due ruote, senza alcun vincolo d’Isee ma con il limite di un solo mezzo per proprietario. Restano fuori dal beneficio i mezzi aziendali, i veicoli di cilindrata superiore e le auto elettriche, per le quali prosegue l’iter separato.
A livello territoriale, la fetta più corposa di beneficiari si concentra in Lombardia (oltre 3,9 milioni di guidatori coinvolti), seguita da Lazio, Campania e Sicilia, tutte sopra la quota dei due milioni di automobilisti potenziali.
L’iniziativa ha però scatenato un vero e proprio terremoto politico. Dai banchi dell’esecutivo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani difendono la scelta come un primo passo per cancellare “un balzello odioso” e promettono di renderla permanente con la prossima manovra. Di parere opposto il fronte delle minoranze, da Pd a M5s e Avs, che parla apertamente di “propaganda elettorale” priva di una reale copertura prospettica. Non sono mancate nemmeno le stoccate via social: Matteo Renzi ha rivendicato la paternità passata dell’idea ricordando le antiche critiche ricevute, a cui la premier ha replicato evidenziando lo scarto “tra promettere una cosa e metterla su carta”.
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