Uscita anticipata a 64 anni: la Lega cala l’asso previdenziale per la prossima manovra

Agf - Matteo Salvini e Claudio Durigon

Il piano del Carroccio stimato in 5 miliardi punta a coinvolgere 180 mila lavoratori, ma esplode la polemica con le opposizioni sull’impiego del trattamento di fine rapporto.

di Redazione

(EN24) – La partita sulla prossima legge di bilancio entra nel vivo e accende i riflettori sul tema delle pensioni. Tra le proposte di punta messe sul tavolo dalla maggioranza spicca il piano targato Lega per consentire il ritiro dal lavoro a 64 anni d’età, un’opzione facoltativa che secondo le stime del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon andrebbe a intercettare circa 180 mila potenziali beneficiari.

La misura, pensata come uno scivolo sperimentale con una copertura stimata in circa 5 miliardi per un triennio, punta a superare le rigidità dell’impianto Fornero e a congelare gli scatti legati all’aspettativa di vita. Tuttavia, il disegno ha subito innescato una vivace polemica politica. Dal Movimento 5 Stelle accusano l’esecutivo di voler finanziare la flessibilità utilizzando il Tfr dei lavoratori, definito una forma di “salario differito” che non può fare da bancomat. Immediata la replica di Durigon, che respinge le critiche parlando di “demagogia” e assicurando che la liquidazione dei dipendenti non verrà intaccata.

Il capitolo previdenziale è solo un tassello del mosaico finanziario su cui gli uffici del Ministero dell’Economia stanno lavorando. Nel pacchetto delle priorità rientrano la conferma del taglio del cuneo fiscale per la fascia di reddito medio-bassa, la detassazione delle tredicesime caldeggiata da Forza Italia e l’ipotesi avanzata dal ministro Giancarlo Giorgetti di applicare una flat tax al 5% sui primi stipendi dei giovani per favorire l’ingresso nel mercato del lavoro.

A condizionare l’ampiezza degli interventi sarà la dote economica complessiva della manovra, che la maggioranza punta a portare a una quota vicina ai 30 miliardi. Passaggio cruciale saranno i dati Istat di settembre sul rapporto deficit/Pil: un risultato favorevole potrebbe offrire margini di manovra più ampi e permettere al governo di finanziare sia le misure sul lavoro sia la copertura permanente per le recenti esenzioni fiscali sui veicoli.

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