Turbigo, oltre 300 proiettili riemergono dal Naviglio: indaga la Procura

Il materiale, di piccolo e grosso calibro e risalente al secolo scorso, è stato individuato nelle acque del canale. Alcune munizioni erano già esplose, altre ancora confezionate. Accertamenti in corso per chiarirne provenienza e proprietà

di Redazione

(EN24) – Oltre trecento proiettili di diverso calibro, alcuni già esplosi e altri ancora conservati nelle confezioni, sono stati recuperati nelle acque del Naviglio a Turbigo, nell’hinterland milanese. Un ritrovamento insolito che ha immediatamente fatto scattare gli accertamenti delle autorità e che lascia aperti numerosi interrogativi: da quanto tempo quelle munizioni si trovavano nel canale, chi le possedeva e per quale motivo siano state abbandonate proprio lì.

A segnalare per primo la presenza del materiale sarebbe stato un pescatore, che avrebbe notato uno strano involto sul fondo del Naviglio e avrebbe quindi allertato le forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia locale di Turbigo, che durante le operazioni di controllo e monitoraggio hanno individuato il quantitativo di munizioni. Per recuperarle dall’acqua si è reso necessario anche l’intervento dei Vigili del Fuoco.

Il materiale rinvenuto è particolarmente eterogeneo. Si tratta di proiettili di piccolo e grosso calibro, riconducibili al secolo scorso. Alcuni risultavano già utilizzati, mentre altri erano ancora custoditi nelle confezioni. Proprio questa circostanza ha contribuito ad alimentare gli interrogativi sulla provenienza delle munizioni e sul momento in cui sarebbero state gettate nel Naviglio.

Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro e la vicenda è ora seguita dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio. Gli accertamenti dovranno stabilire se le munizioni possano essere ricondotte a una vecchia collezione privata, a materiale militare risalente a molti anni fa oppure ad altre circostanze ancora da chiarire. Al momento non vi sono elementi ufficiali che consentano di privilegiare una specifica ipotesi.

L’amministrazione comunale di Turbigo ha confermato il ritrovamento. Il sindaco Fabrizio Allevi ha sottolineato il carattere decisamente insolito della scoperta e ha invitato alla prudenza rispetto alle numerose supposizioni che hanno cominciato a circolare, soprattutto sui social. Il primo cittadino ha ricordato che saranno le indagini a stabilire con precisione origine e proprietà del materiale recuperato.

L’elemento più importante, infatti, resta la datazione effettiva delle munizioni. Sapere se siano rimaste nell’acqua per decenni oppure se siano state abbandonate in tempi più recenti potrebbe cambiare radicalmente la lettura della vicenda. Anche lo stato di conservazione delle confezioni e dei bossoli potrà fornire indicazioni utili agli investigatori.

Sarà necessario inoltre verificare se sui proiettili o sugli imballaggi siano ancora presenti marchi, numeri di lotto, sigle di fabbricazione o altri elementi in grado di ricostruirne l’origine. Qualunque dettaglio di questo tipo potrebbe aiutare a stabilire il periodo di produzione e, almeno in parte, il percorso compiuto dalle munizioni prima di finire nel Naviglio.

Non è ancora chiaro neppure se tutto il materiale sia stato gettato in acqua contemporaneamente. La presenza di proiettili già esplosi insieme ad altri ancora confezionati apre diversi scenari, ma nessuno è stato finora confermato. Potrebbe trattarsi di materiale accumulato nel tempo oppure di un unico quantitativo smaltito in una sola occasione.

Il coinvolgimento della Procura consente ora di svolgere accertamenti più approfonditi. Oltre all’analisi tecnica delle munizioni, gli investigatori potranno verificare eventuali denunce, registri o vecchie segnalazioni relative alla zona. Saranno valutate anche possibili testimonianze di residenti, pescatori o persone che frequentano abitualmente quel tratto del Naviglio.

Il sindaco ha inoltre voluto ringraziare il cittadino che avrebbe dato l’allarme e la Polizia locale per l’attività svolta. Senza quella segnalazione, il materiale avrebbe potuto restare sul fondo ancora a lungo.

Il ritrovamento ha inevitabilmente attirato l’attenzione della comunità locale, proprio perché non si tratta di poche cartucce isolate ma di un quantitativo superiore ai trecento pezzi. Tuttavia, allo stato attuale, non ci sono elementi per collegare le munizioni a fatti criminali recenti né a episodi specifici avvenuti sul territorio.

La prudenza resta quindi fondamentale. Le immagini e il numero dei proiettili possono suggerire scenari suggestivi, ma soltanto gli accertamenti tecnici potranno stabilire se si tratti davvero di un vecchio deposito abbandonato, di una collezione finita nel canale o di materiale legato ad altre vicende.

Per ora il dato certo è uno solo: oltre trecento munizioni sono riemerse dalle acque del Naviglio di Turbigo e la loro storia resta ancora da ricostruire. Sarà l’inchiesta coordinata dalla Procura di Busto Arsizio a tentare di dare un nome e un’origine a quel piccolo arsenale rimasto nascosto sott’acqua chissà per quanto tempo.

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